Aggiornamento – anzi no: Tagliando

Dunque

Dormo ancora troppo poco. Il tempo libero e lo svago sono diventati dei miraggi da godere pochi minuti al giorno – quando va bene. Aspettiamo due o tre anni e speriamo bene.

In questi giorni mi sto sforzando di essere Gianni Morandi in internet e sui social.
Amici integralisti cattolici, perché non venite a spacciarmi le vostre fallacie cognitive e
i vostri autori roboanti di cretinità in questi giorni? Mi trovereste calmo come una mucca indù, e quindi ci scorneremmo comunque sulle vostre incapacità empatiche e logiche.
Sedicenti esperti di esoterismo satanista (segretamente sposati con il MOIGE), perché non venite oggi a menarcelo di quanto siete addentro ai meccanismi segreti dello show-biz e della moda?
Irredentisti della cospirazione, colleghi vegetani e antivacchinisti, poetastri che confondete la confusione delle idee con l’elevazione culturale: finché non date voce alle vostre teorie vi voglio bene!
Anzi! Vi voglio bene a prescindere, disprezzo solo le idee che propugnate (e le ‘poesie’ che spacciate)!
Visto? Gianni Morandi. Uguale.

Poi.
Sto pensando di cimentarmi con un racconto horror.
Non ho mai esplorato seriamente questo genere, e trovo la sfida molto stimolante. Adesso sto cercando un soggetto che mi dia spazio di manovra: ho timore di fare un tonfo tremendo.

Prossimo progetto: una recensione di Blade Runner.
Ne sto discutendo con Stanlio Kubrick sui 400 Calci (mi faccio chiamare Magari), e mi accorgo che qualche intuizione valida, che non si legge spesso in giro, ce l’ho.
Certo, parliamo di un mostro sacro, un titano del cinema, e io? Io non sono degno, ma ci proverò lo stesso.

Ultima novità letteraria: ho ripreso in mano la mia vecchia tesi, per svecchiarla e magari produrre un libercolo pubblicabile e vendibile.
Un disastro: tenerezza e casino.
Dozzine di tesi diverse da altri autori mescolate alla rinfusa, moltissime totalmente inutili ai fini della MIA tesi.
Dopo anni e anni nella mia testa quella tesi, la mia, si è distillata in pochi concetti chiarissimi, e ancora meno fonti da citare.
Dovessi riscriverla faticherei a superare le 4 pagine densissime di concetti e rimandi.

Ricomincerò a scrivere racconti porno e amen.
Speriamo sia un genere con un mercato pagante ancora florido, e che lo spirito di Anais Nin vegli su di me.

Annunci

“Sei cose impossibili” Taaaag

L’amico Giancarlo Buonofiglio, aizzato da Red, stimolato da Cuoreruotante, mi ha coinvolto in una catena di Sant’Antonio, per cui se continuerete a leggere rischiate di essere nominati a vostra volta e di patire: disturbi intestinali rumorosissimi, testimoni di Geova tutti i giorni all’alba (per 3 mesi) , cinghiali che vi grufolano nei vasi dei fiori e avances sessuali da modelli/modelle di lingerie (a seconda dei gusti) ma solo mentre in presenza del/la vostro/a partner più geloso/a.
Ovviamente una cosa a tre ve la sognate, sennò quando mai parteciperete alla catena?

La proposta recita così: “Ho pensato di creare un Tag con l’augurio che, come diceva la Regina ad Alice, allenandoci giornalmente a pensare a sei cose impossibili, possiamo avere quello stimolo in più che ci aiuti a credere che le giornate, a volte, possano anche stupirci ed essere migliori delle nostre aspettative, andando al di là di ogni nostro scetticismo.”

Regole del Tag:

  • Inserire il logo di Alice’s in Wonderland
  • Descrivere sei cose impossibili
  • Nominare tutti i follower che volete

Provvedo subito al logo, anche se potrebbero esserci delle imprecisioni…

 

Alice Logo

Pensare a cose impossibili mi farà bene.

  1. Trovare l’interruttore che mi rende un rompipalle. E magari disattivarlo. A volte si tratta solo di non cogliere certe differenze, certi dettagli, gli insulti più o meno velati, più o meno consapevoli, le prepotenze esercitate come fossero scontate, le implicazioni meno ovvie di un discorso, i “non capisci” invece dei “mi sono spiegato male”. Col cazzo che non capisco, capisco benissimo, ed è subito embolo.
    Magari per realizzare questo punto però basterebbe che mi bevessi due shottini di rhum al mattino, appena sveglio, e poi a cadenza regolare ogni tre quarti d’ora.
    Odio il rhum.
  2. Scrivere, ma per davvero, sul serio, dalla mattina alla sera, e trovare parole per raccontare cose che diano forma alla realtà – forme che prima non aveva. Questo sta diventando sempre più impossibile per me, purtroppo. Passi per quei lampi di genio che appartengono, quando va bene, ai più grandi scrittori e pensatori, ma scrivere per professione, di gusto, per più di qualche minuto alla volta, è davvero impossibile.
  3. Camminare a piedi scalzi sull’erba morbida, appena falciata di un prato, e sentire l’erba sciogliersi in sabbie mobili cremisi, e poi affondarci mentre il mio corpo viene tradotto in musica stridente e armonica al tempo stesso. Il sole dovrebbe splendere e odorare di sinestesia immobile.
    Oh, sono richieste cose impossibili, ma verosimili: desiderare la pace nel mondo non era un’opzione.
  4. Svegliarmi un giorno e capirne di Economia, Neurologia e Statistica, ma capirne sul serio, tanto, ben oltre il mio livello amatoriale. È indispensabile che questo avvenga senza mai aprire nemmeno un libro. Contemporaneamente dovrei anche ristabilire la forma fisica che avevo da ventenne e scoprirmi un esperto dei lavori casalinghi.
  5. Vivere ogni giorno quotidianamente, con gioie e dolori, e tantissima distrazione e indifferenza, pensando a cose che non esistono con la testa tra le nuvole, mentre si invecchia e intorno a noi i nostri cari invecchiano alla stessa velocità.
    Sopportare gli acciacchi, per quanto possibile, mentre le gioie si diradano. Soffrire dei dolori dei genitori, aspettando che la morte fermi i loro cuori per sempre, togliendo le uniche vere certezze delle nostre vite, e poi la morte fermerebbe i nostri cuori, e poi quelli dei nostri figli e di miliardi di persone attorno a noi, quelle vicine e quelle sconosciute. E scoppiare a piangere per nulla e per tutto questo, in macchina, in mezzo al traffico, da soli e senza una parola buona di conforto da nessuno, perché nessuno può sentirci, e a nessuno interessa.
    Verosimile abbastanza?
  6. Finire tutti, contemporaneamente, nel corpo e nella vita di qualcun altro, sempre diverso, a caso, anche solo per pochi minuti, ma ogni giorno.
    Giusto il tempo di combinare una cazzata irreparabile, ma non mortale, no, così da poter tornare nei nostri rispettivi corpi e sorprenderci un po’ ogni giorno di una scelta inaspettata, di una scheggia impazzita nella nostra vita, di un istante fuori controllo.
    Sconvolgere i piani, essere costretti a improvvisare, e scoprire qualcosa di diverso da quello che volevamo, ma che alla fine ci piaccia lo stesso, se non di più.

E ora dovrei nominare gli sventurati: chiunque sia arrivato fino a qui nella lettura è automaticamente nominato.
Divertitevi.

Aggiungerei OpinioniWeb-XYZ, che di solito scrive roba seria e ben argomentata (ovviamente sono in disaccordo su tutto), e mi sembra un delitto tirarlo dentro a questo gioco un po’ rocambolesco e un delitto non coinvolgerlo.
E poi miro in alto (troppo?) e nomino Erodaria e Odette, che al momento sono le migliori scrittrici di blog nel mio radar (non oso invece avvicinare Menteminima, non oso).

È tutto.
E ricordatevi: disturbi intestinali. Rumorosi.

 

A proposito di esoterismo

Ma questa è la competenza per scrivere di esoterismo e di sette?
Scrivere libri, addirittura?
Quattro lezioni di catechismo e il complottismo imparato dalle spiegazioni delle sorprese degli ovetti kinder?

L’occulto: una trappola invisibile. Ecco il “Grande Inganno” per i giovani

Mapperfavore!
Non state nemmeno a perdere tempo a visitare il blog, a meno che non abbiate neanche mai visto il mondo fuori dall’oratorio.

Giuro: da domani mi metto a rimaneggiare la mia tesi al fine di pubblicarla: se si possono pubblicare carciofate di ‘sto livello io poco poco sono il prossimo Eco.

Un libro sopravvalutato

In attesa di pensare a cose impossibili ho riscoperto questo blog, e in particolare questo articolo.
Io sono un testardaccio, e se Paolo Zardi (l’autore, ovviamente) è riuscito a farmi cambiare idea su “La fattoria degli animali” così, nello spazio di un articolo, beh, ho trovato un’altra voce che merita finalmente tutta la mia attenzione.
Seguitelo: secondo me si merita anche la vostra (e quella dei vostri amici, familiari, parenti… fate condurre un palinsesto televisivo a quest’uomo!)

Grafemi

Credo che più o meno tutti, ogni tanto, si divertano a stilare classifiche in cui raccogliere i film più sopravvalutati, le donne più sottovalutate, le città inspiegabilmente più famose, e via dicendo. E’ un piccolo gioco in cui ci si diverte a provocare colpendo quelli che per molti sono i mostri sacri. Io, talvolta, lo faccio con i libri. Mi piace, ad esempio, ribadire in ogni occasione che “Norwegian wood” di Murakami è un romanzo inutile – potrebbe ridursi a dieci pagine o contenerne mille, e non cambierebbe nulla; oppure sottolineare che Don De Lillo, che pure avrebbe tutti i requisti per essere amato da un lettore come me, è un autore privo di un vero talento o che, quanto meno, gli manca completamente la dimensione dell’ironia, colonna portante del romanzo occidentale. Non me la prendo mai con gli autori poco noti che non mi hanno convinto, perché attaccare uno…

View original post 1.241 altre parole

Facebook e (o “è”) una idea stupida

Ancora il Guardian, ancora contro i colossi di internet.

https://www.theguardian.com/technology/2017/sep/19/facebooks-war-on-free-will

L’articolo è lunghissimo, verbosetto e dispersivo (ho saltato in blocco la parte in cui tratta gli algoritmi, per eccesso di noia).

Però mi ha colpito l’attribuzione a Zuckerberg di una idea di ‘unificazione’ delle diverse personalità di ognuno di noi.
Diciamo quindi un appiattimento dei pubblici a cui ci rivolgiamo, secondo una idea di trasparenza personale totale.

Ecco questa idea è di una stupidità leggendaria.
Ci vada Zuckerberg in infradito al proprio esame di laurea. O in completo e cravatta a una grigliata con gli amici – amici con cui farà battute volgari come se fosse in spogliatoio, anche se li ha appena conosciuti.

Ogni persona è complessa e meravigliosa perché ha decine di ‘maschere’ (questa è l’etimologia della parola ‘persona’) diverse, che le permettono di interagire in altrettante situazioni diverse.
Io non parlo alla mia morosa come parlo al mio capo, e il mio capo non è mio nonno, e mio nonno non è il mio migliore amico.

Ne parlavo qualche anno fa, con una amica con molta più testa di me.
Parlavamo di ‘panopticon’: accorpare tutti i pubblici di una persona significa metterla in un ‘anopticon’, alla berlina, costantemente giudicata da pubblici impietosi per azioni che sarebbero dovute restare circoscritte ai gruppi specifici a cui erano rivolte.

Per favore, qualcuno dica a Zuckerberg che ci sta infilando in gola una idea cretina come poche.

 

 

Manifesto politico (e promemoria)

…programmatico

Blatero sull’onda di Zizek e simili relitti vetero-comunisti-duri-e-puri di cui nemmeno io sento la mancanza, che il neo-liberismo è IL MALE del nostro tempo.
A dirla tutta anche i vetero-comunisti-eccetera stanno abbastanza in alto nella mia classifica dei mali irrisolti, ma tralasciamo.

Già una volta il Guardian si è avventurato su idee molto progressiste, ma oggi ha superato se stesso, con una idea geniale, e per me perfettamente condivisibile:
https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/aug/30/nationalise-google-facebook-amazon-data-monopoly-platform-public-interest

Condividetela se volete salvare i cuccioli di foca e la foresta Amazzonica (e quel giovane ricercatore precario di 35 anni, e quel giovane esubero di 55).
Lo Stato Neo-Liberista è una cozzata gigante, non è vero che fa bene, anzi.
Lo Stato deve provvedere alla previdenza sociale e al benessere dei cittadini, ad esempio salvaguardandoli dagli interessi delle multinazionali strapotenti.

La nazionalizzazione di certe multinazionali sarebbe puro sollievo.

Soli, contro tutti

Oramai lo chiamerò ‘amico’, anche se, come già detto, sui social siamo e restiamo tutti sconosciuti gli uni per gli altri.

Dicevo, un amico ha scritto che “ognuno legge gli opinionisti che si merita” e, beh, io Sofri proprio non penso di meritarmelo (e sono molto felice che questa frase abbia ampi spazi di ambiguità che NON risolverò).

Sofri scrive un riepilogo simpaticamente banalotto sull’antica diatriba tra progressisti e reazionari:
http://www.wittgenstein.it/2017/08/31/cosa-vogliamo/

I primi, progressisti, pensano che l’umanità stia tutto sommato evolvendosi (in senso culturale e intellettivo). Le divisioni sono ostacoli sul percorso verso un futuro luminoso.
I secondi (reazionari) sono invece convinti che l’apice sia già stato scollinato, in una ipotetica ‘Età dell’Oro’, da cui l’umanità odierna non fa altro che allontanarsi. Le divisioni sono quello che mantiene l’identità, e ci difende dal buio incombente.

Il fatto che le tavolette di Ur riportino, identici identici, i nostri stessi discorsi da bar, ma pronunciati 5000 anni fa, non rende vero nessuno dei due assunti, ma personalmente sono contento di infilarmi tra i progressisti.
Chi dice “non ci sono più le mezze stagioni di una volta” mi stufa presto per l’ovvietà, e se il dentista mi fa l’anestesia, per me è un segno quasi divino che il mondo è un posto migliore che nel Medioevo.

Questa divisione è la radice di ogni ramificazione politica.
Ogni istanza politica può essere fatta risalire a questa dicotomia (magari a spintoni, se non ci risale agilmente da sola).

Quindi, perché vi sottopongo questo articolo di chi è più famoso di me?
Perché, a leggere bene tra le righe, mi sembra si capisca bene che Sofri abbia il mio stesso debole per l’ottimismo hippie che, nonostante il presente stia cannibalizzando il genere cyberpunk distopico, le cose stanno comunque migliorando rispetto a quando ci facevamo mangiare dagli orsi delle caverne.
Tutto bene allora, siamo d’accordo, che problema c’è?

E invece il problema c’è, e adesso vi spiego perché gente come me finisce ideologicamente sola come un cane.

Perché mi sono rotto il canto delle prese di posizione e delle opinioni fini a se stesse e campate in aria, soprattutto quando ‘criminalizzano’ gli altri implicitamente (o esplicitamente).

Stiamo parlando di assunti di partenza, di ideologie che non possono in nessun modo essere provate, e non c’è nessuna ragione che valga per convincere qualcun altro della giustezza della propria opinione.
Io sono progressista, ma posso capire i reazionari, hanno le loro ragioni e se si ascoltano queste ragioni con un minimo indispensabile di autocritica, non si può negare che siano fondate tanto quanto le mie. Chiaro che alla fine bisogna tirare una linea e scegliere da che parte stare, ma non ne posso più di demonizzazioni gratuite e, anche nel migliore dei casi, autoreferenziali.

Portiamo all’estremo questa mia stupida antipatia per gli arrocchi sulle posizioni: ascolto le sparate dei leghisti, gli slogan dei 5 Stelle (a me sanguinano le orecchie, ma resisto), perché sono ‘stupide’ solo se non do dignità a chi le pronuncia, e togliere dignità alle persone è un gioco che non mi piace e che non porta da nessuna parte.
Le posizioni politiche, così come quelle religiose, sono personali, non provabili e supremamente relative.
Qui sono tutte benvenute, alla faccia dell’opinionista che non merito, e che non riesce a mascherare il disprezzo per l”altro’, diverso da lui.

Due discorsi a parte:
I totalitaristi e gli irriducibili.

Oggi si fa di tutto per polarizzare gli scontri, ma molti che oggi la sinistra bolla come ‘fasci’, alla prova dei fatti sono dei reazionari di destra.
Se uno si lamenta degli sbarchi e delle occupazioni abusive degli appartamenti da parte degli ‘ospiti’ non è un nazi: è uno qualunque, come me e come voi, solo che di destra, e non c’è nulla di male.

I nazi e i fasci, quelli che per me non devono avere diritto di parola, sono quelli che sostengono una idea di stato totalitario (esattamente come fanno certi rappresentanti molto radical chic della sinistra, per cui tutti gli altri sono ‘fascisti’, col risultato che nessuno è più fascista).
Chi usa la violenza per qualsiasi ragione non ha nulla di interessante da dire in una democrazia: non lo voglio intorno e non voglio ascoltarlo.
Sotto questa definizione rientrano anche i miei amici integralisti cattolici. O Musulmani. O Protestanti o Buddhisti: faccio comunque fatica a distinguerli, tanto sono stereotipate le loro opinioni. “Io ho la verità, quindi so cosa è meglio per te”.
No, io so cosa è meglio per me e te lo dico, e se non vuoi ascoltare, ma imporre, finisci dritto nella categoria dei totalitaristi, e quindi avrai lo stesso diritto alla parola e all’ascolto di quello che garantisci tu al tuo prossimo (di cui ti riempi la bocca).
Cioè, zero.

Gli irriducibili sono quelli che invece partono da una spiegazione psicomagica della realtà, e creano una realtà tutta loro.
Sciichimici? Omeopatici? Antivaccinisti? Complottisti?
Nei casi peggiori stiamo praticamente parlando di paranoici che si mettono la carta stagnola in testa: vivono in una realtà diversa e i loro sistemi sono sistemi impermeabili a ogni argomentazione condivisa.
Sono rumore, segni senza significato o corrispondenza con la realtà.
Vorrei ascoltarli e aiutarli a uscire dalla loro bolla, ma questi stanno proprio su un altro pianeta, e anche loro non si meritano di meglio di quello che danno.

Per tutti gli altri… beh, per quanto siano nel torto, o magari si basino su idee e ideologie sbagliate, o che a me non piacciono, restano persone con idee o opinioni che potrebbero anche sorprendermi, quindi sono sempre disponibile.

E adesso avete capito come faccio a farmi disprezzare sia dai coglioni di destra che da quelli di sinistra.
Ergo, devo essere un cazzone, cvd.

Usare WordPress come Twitter

Per rilanciare un altro bell’articolo del Guardian.

Ultimamente ho l’impressione di avere trovato una mia bolla dell’eco, dove mi pare che certe cause ‘profonde’ della situazione economica e politica attuale siano palesi e chiare e note a tutti (falso).

Quindi quando trovo un articolo che supporta la mia rinnovata visione (anche politica, sì, perché no) mi piace farlo leggere al mio piccolo mondo:

https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/aug/30/nationalise-google-facebook-amazon-data-monopoly-platform-public-interest

Asocial

Ho rifatto un giro su FB.

A fronte di un solo commento positivo ricevuto ho rotto gli zebedei a quei pochi contatti che ancora leggo e stimo, riconfermandomi persona poco gradevole, e inadatta a leggere stronzate sui social

Identità e innovazione

Sì, l’identità personale mi interessa molto, avendo vissuto esperienze piuttosto peculiari ed estreme al riguardo.
L’identità personale non esiste per vezzo: è connaturata alla vita perché serve alla sopravvivenza. È una illusione, certo, ma una illusione indispensabile, e guai a rivoltarcisi contro!

Ho letto articoli interessantissimi (ad esempio uno che ricordava l’identificazione nazionale in opposizione a quella di classe, e di come questa identificazione sia stata pilotata: questo è il genere di cose che periodicamente mi dimentico, è che fa sempre bene ripassare), ma alla fine sembrano proprio negare la necessità di una identità.

Certo: l’identità, vista da vicino, scompare. Anche la materia, vista molto da vicino, scompare. Siamo tutti fatti di vuoto, a ben guardare, ma è una scala troppo piccola per avere un impatto corretto sull’esperienza umana.
La materia ci appare solida. L’identità ci appare necessaria. Per l’esperienza comune entrambe queste apparenze sono verità fondate.

Mi permetto di svelarvi un trucchetto che ho imparato a mie spese, e che vorrei tanto venisse capito anche dalla sinistra italiana (uhm, o da quello che più le assomiglia. Scusate, riformulo: dai brandelli sfilacciati di quella cosa che una volta avrebbe voluto assomigliarle), magari lo conoscete già.

L’identità è un meccanismo controintuitivo: si rilassa quando viene rinforzata, e si irrigidisce quando è indebolita.
Ci vuole una personalità solida per lasciarsi andare e passare una bella serata tra amici. Bisogna essere definiti per relazionarsi con piacere e successo con gli altri.
Chi non ha chiari i confini tra se stesso e il resto del mondo si integrerà male nella vita sociale. Farà fatica a distinguere gli scherzi dagli insulti, non avrà una persona (intesa anche etimologicamente come ‘maschera’) in grado di entrare in empatia con gli altri.

Se si propone l’internazionalismo e la cooperazione “dall’alto”, magari a una popolazione italiana che è stata insultata ripetutamente dalla Storia e dai suoi stessi governanti e dalle sinistre internazionaliste, i risultati saranno inevitabilmente fallimentari, ma se invece si valorizzeranno le identità e le si definiranno in maniera positiva, pur con tutti i difetti, allora forse sarà possibile anche capire come è fatto l’altro, riscontrarne le differenze e lasciare che l’altro sia diverso – perché la sua diversità non sarà una minaccia a una identità forte.

Poi, appena avrò un attimo per pensarci, proverò a traslare questa intuizione anche al mondo aziendale: state pure con il fiato sospeso, in 25 / 30 anni ce la dovrei fare!

Sorgente: Identità e innovazione