Informazioni su Andrea Taglio

Mi interessano la solitudine, la meraviglia e i paradossi. Sono laureato in comunicazione (per la solitudine e i paradossi) e ho studiato a lungo le religioni (per la meraviglia e i paradossi) e cinema (per la meraviglia e la solitudine). Sono appassionato di religioni e di misticismo, arti marziali, giochi di ruolo, filosofia e scrittura. E so che rumore fa una mano che applaude da sola.

Identità e innovazione

Sì, l’identità personale mi interessa molto, avendo vissuto esperienze piuttosto peculiari ed estreme al riguardo.
L’identità personale non esiste per vezzo: è connaturata alla vita perché serve alla sopravvivenza. È una illusione, certo, ma una illusione indispensabile, e guai a rivoltarcisi contro!

Ho letto articoli interessantissimi (ad esempio uno che ricordava l’identificazione nazionale in opposizione a quella di classe, e di come questa identificazione sia stata pilotata: questo è il genere di cose che periodicamente mi dimentico, è che fa sempre bene ripassare), ma alla fine sembrano proprio negare la necessità di una identità.

Certo: l’identità, vista da vicino, scompare. Anche la materia, vista molto da vicino, scompare. Siamo tutti fatti di vuoto, a ben guardare, ma è una scala troppo piccola per avere un impatto corretto sull’esperienza umana.
La materia ci appare solida. L’identità ci appare necessaria. Per l’esperienza comune entrambe queste apparenze sono verità fondate.

Mi permetto di svelarvi un trucchetto che ho imparato a mie spese, e che vorrei tanto venisse capito anche dalla sinistra italiana (uhm, o da quello che più le assomiglia. Scusate, riformulo: dai brandelli sfilacciati di quella cosa che una volta avrebbe voluto assomigliarle), magari lo conoscete già.

L’identità è un meccanismo controintuitivo: si rilassa quando viene rinforzata, e si irrigidisce quando è indebolita.
Ci vuole una personalità solida per lasciarsi andare e passare una bella serata tra amici. Bisogna essere definiti per relazionarsi con piacere e successo con gli altri.
Chi non ha chiari i confini tra se stesso e il resto del mondo si integrerà male nella vita sociale. Farà fatica a distinguere gli scherzi dagli insulti, non avrà una persona (intesa anche etimologicamente come ‘maschera’) in grado di entrare in empatia con gli altri.

Se si propone l’internazionalismo e la cooperazione “dall’alto”, magari a una popolazione italiana che è stata insultata ripetutamente dalla Storia e dai suoi stessi governanti e dalle sinistre internazionaliste, i risultati saranno inevitabilmente fallimentari, ma se invece si valorizzeranno le identità e le si definiranno in maniera positiva, pur con tutti i difetti, allora forse sarà possibile anche capire come è fatto l’altro, riscontrarne le differenze e lasciare che l’altro sia diverso – perché la sua diversità non sarà una minaccia a una identità forte.

Poi, appena avrò un attimo per pensarci, proverò a traslare questa intuizione anche al mondo aziendale: state pure con il fiato sospeso, in 25 / 30 anni ce la dovrei fare!

Sorgente: Identità e innovazione

È più forte di me

La speculazione è come una droga, e ci casco ogni volta.
Ad esempio ultimamente sono molto affascinato da una concezione ‘mercantile’ della identità personale, in cui in ogni interazione si rende necessario un posizionamento della propria identità come fosse un prodotto, in relazione alle identità degli altri con cui entriamo in contatto, e con cui contrattiamo per stabilire i termini della relazione e il valore reciproco.

Il timido chiarirà subito di non aspirare a nessun esercizio di potere nella relazione, il bullo invece chiarirà di valere di più, e quindi di meritare il comando.
Due personalità remissive faranno a gara nel rimettere le responsabilità l’una all’altra – facendo se necessario a gara a chi vale di meno.
Nel caso ci fossero due o più galli nel pollaio il conflitto sarebbe l’unica possibilità, perché la collaborazione non può essere imposta a chi sta già contestando l’autorità reciproca, e il primo dei due che avanzasse una proposta collaborativa dovrebbe farlo da una posizione supplice, e quindi cederebbe implicitamente la leadership.

I termini di questa teoria sono cinici, per gusto personale, ma ammorbidendoli si raggiunge semplicemente la consapevolezza che viviamo immersi in un ambiente di comunicazione relazionale efficace e funzionale, e questa teoria è applicabile praticamente a qualsiasi interazione, incluso il discorso amoroso, in cui ‘vince’ chi da a intendere all’altra/o di valere di più, e quindi di essere più appetibile sentimentalmente.

Più ci penso, poi, più mi accorgo che le mie mele non cadono mai lontane dall’albero della pragmatica della comunicazione.

A mia parziale discolpa per questa elucubrazione bisogna anche aggiungere che nel weekend ho avuto possibilità di raccontare e creare storie e personaggi con un bel racconto orale, che mi ha dato una valvola di sfogo alla fantasia, quindi per oggi ancora non sento il bisogno di raccontare storielle (e quindi elucubro)

Mucca spiaggiata — duepunti

Però penso che questo evento sia stato interpretato da un punto di vista specista: mi aveva colpito il titolo proprio perché restituiva l’intenzionalità dell’atto al soggetto, in questo caso la mucca.
È stata una mucca avventurosa fin dai primi giorni di vita, quando la mamma era già preoccupata si trattasse di una mucca pazza.
E invece lei non lo era: invece di brucare come tutte cercava di arrampicarsi sugli steli d’erba (visto che gli alberi era troppo alti e verticali per lei), e ci riusciva!
Crescendo non voleva rassegnarsi a una routine di pascoli alpini nella sua Austria natìa, quindi prese il coraggio a quattro zoccoli, fece fagotto e facendo autostop giunse fino in Spagna.
Barcellona la accolse come una cittadina, ed erano mojiti e aperitivi e feste ogni notte, ma presto la nostra mucca si stancò anche di questa vita, che non le lasciava spazio per coltivare la sua interiorità.
E fu così che piano piano si spostò verso un altro stile di vita, più salutare: prese a fare lunghe nuotate nel Mediterraneo. Aveva finalmente trovato la sua dimensione. L’esercizio fisico la fece sentire bene come nemmeno i pascoli alpini, le lunghe immersioni le consentirono di adattarsi a una dieta di sole alghe (che, si sa, sono molto nutrienti), pesci e squali, lungi dall’attaccarla si incuriosivano e attaccavano a parlarle, con quel loro dialetto un po’ sottovoce, un po’ laconico, e lei rispondeva sempre facendo un sacco di bolle, prima di riemergere a prendere fiato.
Sentiva già un accenno di branchie crescerle sotto le corna.
Dal Mediterraneo all’Oceano il passo fu breve. Trascorse gran parte della propria vita adulta tra il Mar dei Sargassi e il Triangolo delle Bermude, dove assistette e partecipò ad almeno un paio di ammaraggi e naufragi.
Diventata vecchia nuotò di nuovo nel Mediterraneo, dove si spense serenamente davanti alle coste di Barcellona.
Il mare si prese le sue spoglie mortali, o almeno, parte di esse, e poi le correnti un giorno la fecero spiaggiare come tutti possiamo vederla

Oggi la mia solita passeggiata sulla battigia mi ha riservato una brutta sorpresa: una mucca spiaggiata. Vedetela bene la foto nei dettagli. La parte bianca a filamenti era il corpo. Se non ci fosse stata la testa sarebbe stato ben difficile identificarla per quello che è o che era. A riguardare la foto, non ritrovo […]

via Mucca spiaggiata — duepunti

Identità, di nuovo

E niente: l’identità è un concetto che acquisisce significato solo nel conflitto, e ne è indissolubilmente legato.
Pensavo di essere molto più neutro, molto più blando prima di mettermi in contatto con l’universo di blogger internettiani di WordPress.
E invece…

Prima gli integralisti cattolici, incapaci di argomentare e di capire qualsiasi argomentazione che non contenga l’assunto “Dio esiste” (“ed ha la barba e i capelli bianchi, perché lo dice Babbo Natale”, aggiungerei per dare la prospettiva delle capacità logiche).
Se nessuna argomentazione logica è accettata capirete che non è più possibile ragionare come con degli esseri umani, ma solo ringhiare come cani. Io ne ho abbastanza, grazie.

Poi, a riprova che non sono *solo* un mangiapreti, ho scoperto filosofi mussulmani incredibilmente polemici nella condanna al terrorismo.
Certo, è vero che le vittime tra le popolazioni civili di entrambi gli schieramenti in una guerra sono ben più di un danno collaterale: sono una vergogna e una tragedia, quindi non intendo giustificare gli eserciti ‘occidentali’ (se i mussulmani antagonisti possono entrare in questa definizione), ma direi che ogni accenno alle colpe dell’altra parte inevitabilmente giustifica la propria. Quindi, un filosofo (sedicente, a questo punto) mussulmano, che citi le vittime civili delle guerre medio-orientali prima di dare un lievissimo buffetto ai terroristi dell’ISIS secondo me è una bestialità inaccettabile, senza nemmeno contare che il mondo mussulmano ha invece bisogno estremo di gente con testa e conoscenza che abbia il fegato di schierarsi apertamente contro la violenza: gente che sostenga l’idea che l’Islam, come il cristianesimo è una religione di pace e di compassione (vorrei che i miei amici mussulmani, così come gli amici cristiani e cattolici avessero molta più voce di certe minoranze belligeranti).
Bene, la violenza, da entrambe le parti, si condanna senza giri di parole, cari estimatori della taqqiya, e si condanna con fermezza, se si vuole davvero gettare un ponte che unisca le diverse culture per un mondo migliore.
Sennò scornatevi con i cattolici integralisti, possibilmente lasciando gli onesti laici fuori dai vostri giochetti.

Quindi, insomma, come ho già scritto purtroppo non posso più restare in un limbo dopo essere entrato in contatto con idioti conclamati, capaci di ignorare sistematicamente qualsiasi prova della loro stupidità.
Ogni incontro con queste persone mi definisce per sottrazione, mi spiega cosa non sono e cosa non voglio essere – e non posso farci nulla.
Me ne farò una ragione, ma è sempre più agghiacciante che io, nel mio piccolo, debba considerarmi parte non più di una parte rilevante della popolazione italiana capace di leggere e (spero) scrivere, ma schiacciato e strizzato in una elite sempre più piccola di popolazione raziocinante che, proprio per la elevata capacità di definizione e di analisi, è terribilmente litigiosa, e all’interno della quale è molto più facile trovare differenze che similitudini tra i componenti.

Come si fa a insegnare agli altri a non essere solo loro stessi, ma anche ad abbandonare le piccole differenze quando ce ne sono di ben più significative a pochi click di distanza?
Forse una piccola divergenza di opinioni può essere sintomo di grandi differenze sui temi fondamentali, ma questa ipotesi è sempre mediata da diversi passaggi logici.
Anche senza ignorarli sarebbe bene dare una scala di valore alle differenze, prima di perdere ogni possibile unità tra chi ha gli strumenti e la voglia di ragionare per un progresso che sia pacifico e civile.

E adesso basta filosofeggiare, che mi sono annoiato da solo: da domani ricomincio a scrivere solo racconti! (spero)

Perché non riesco ad avere un rapporto sano coi cattolici.

Solita premessa per i miei lettori: se passate sul mio blog presumo siate capaci di leggere e di ragionare, e non avete nulla da temere.
Se pensate che “lo ha detto dio” sia un argomento logico invece è giusto che vi sentiate offesi.

non si sevizia un paperino

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Io non riesco ad avere un rapporto sano con chi si definisce coscientemente “cattolico”. Proprio non mi riesce. Adesso vi spiego perché, anche perché ogni tanto sento il bisogno di scrivere qualcosa che, lo so già, verrà condivisa da poche persone: per non litigare con i propri contatti, per vergogna, per un’improvvisa tendenza all’inazione. Succede ogni volta, ma pazienza, forse anche questa cosa è parte del mio problema. Vabbé, via: cominciamo.

Partiamo da una notizia. L’avrete già letta tutti e non è certo la prima del genere, né probabilmente la più grave o eclatante: almeno 547 bambini, tra il 1945 e il 1992, hanno subito violenze nel coro del Duomo di Ratisbona. Stando ad un’inchiesta avviata nel 2015 dall’avvocato Ulrich Weber, sarebbero 500 i bambini che hanno subito violenze corporali e 67 quelli che sarebbero stati vittime anche di violenze sessuali. Sempre secondo Weber sono stati identificati 49 responsabili…

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non fare mai, né dir nulla invano con il volgo

Da sottoscrivere (e da vivere).
Mi spiace per quelli che invece si sono guadagnati il merito di odiarmi (visto che confutarmi non possono – nemmeno se avessero gli strumenti che non hanno)

Nosce Sauton

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“Non fare mai, né dir nulla invano, fu sempre la principale mia massima. E siccome, per mostrarmi io erudito, (se pure stato lo fossi) già non avrei in tutti costoro scemato l’orgoglio, ma di gran lunga bensì accresciuto in essi l’odio e la rabbia della lor dimostrata insufficienza, mi solea perciò tacere, o non parlare, se non richiesto: e ciò brevemente facea, e accompagnando sempre le parole mie col “mi pare”; formula, che tengono essi cotanto cara in altrui, mentre pure non esce mai di lor bocca.
Ma, non crederai tu per ciò, che io avessi concepito il puerile e basso disegno di piacere a tutti, compiacendo ai più, che son di costoro; no; di pochissimi volli, e giovommi, aver l’amore e la stima; degli altri soltanto non volli aver l’odio, il quale, anche non meritato, sempre ad un uomo buono riesce uno spiacevole carico.
A ogni modo viver dovendo…

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Harry Potter e la Pozione di Transustanziazione

non si sevizia un paperino

collodipaperoIl Vaticano tuona: “Basta abusi.”

“Oh, minchia, finalmente!”, ho pensato leggendo i titoli dei giornali. Dai e dai la chiesa si è accorta che gli abusi su minori sono un’aberrazione e che ci siano troppi casi di violenze che vedono coinvolti ecclesiastici è una cosa inammissibile che va risolta subito.

E invece parlavano del fatto che le ostie devono contenere glutine, sennò mamma mia è un disastro, la comunione non è valida, non funziona.

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