Informazioni su Andrea Taglio

Mi interessano la solitudine, la meraviglia e i paradossi. Sono laureato in comunicazione (per la solitudine e i paradossi) e ho studiato a lungo le religioni (per la meraviglia e i paradossi) e cinema (per la meraviglia e la solitudine). Sono appassionato di religioni e di misticismo, arti marziali, giochi di ruolo, filosofia e scrittura. E so che rumore fa una mano che applaude da sola.

Stagioni (e amici di merda)

Non so per voi, ma per me i piccoli schemi, quelli ripetuti giornalmente, sono quelli più facili da individuare.
I più difficili sono quelli di ampio respiro. Il ripetersi dei miei umori all’interno dell’anno solare. Le ripetizioni all’interno della macro economia. Il kali yuga induista.
Finalmente mi sono accorto di un sistema che si è ripetuto probabilmente per anni, e che, a giudicare da come sono statico in questo periodo, potrà continuare a ripetersi per altri anni a venire.

Iniziamo con l’inverno. La stagione della morte e del non-essere, cosi’ e’ piu’ facile.
D’inverno semplicemente vado in letargo, quindi e’ come se non esistessi e non avessi vita sociale.

Passiamo alla primavera.
Le giornate si allungano, i fiori sbocciano, gli uccellini ricominciano a cantare – e io mi risveglio dal letargo, alzo la testa e mi scopro solo e desideroso di contatti sociali.
Riprendo timidamente a frequentare gli amici di vecchia data, quelli che conosco bene (è il caso di questa stagione), ma forse a causa del mancato esercizio invernale, siamo tutti più ruvidi.
Beh, no, io sono uno zuccherino, molto cortese e disponibile – forse anche perchè sono io quello che non ha visto anima viva in tre o quattro mesi e si è un po’ annoiato.
Invece i miei vecchi amici, chi più chi meno si rivelano delle orribili delusioni. Maleducati, stronzi, arroganti. Mi trattano a pesci in faccia implicitamente, o più semplicemente stronzeggiano, mettendomi nella condizione di fare due cose.
La prima e’ domandarmi da quanto tempo frequento merda e la considero un amico.
La seconda e’ muovere il culo per riaffinare le mie capacita’ sociali e magari trovare nuovi amici, amici che non galleggino nelle acque dei propri sciaquoni.

Questo ci porta all’estate.
Ho avuto tre mesi di delusioni e scarpate sui denti da parte delle persone che stimavo per rifarmi una scorza, potare e ri-coltivare. D’ estate sono come un pesce nel suo elemento: la vita sociale va a gonfie vele, non ho paura di abbandonare il vecchio e affrontare il nuovo. Ne traggo mille soddisfazioni e poche delusioni.

L’autunno potrebbe essere la stagione dell’hybris: ho avuto quello che volevo dalle persone, dagli amici e piu’ in generale dalla mia vita sociale. E’ ora di tagliare. Via quindi tutto quello che non e’ indispensabile, le amicizie marginali, chi mi richiede tempo e attenzione.
Contemporaneamente e’ anche la stagione di preparazione all’inverno: ho bisogno di prepararmi a sopravvivere da solo per tre mesi, con la sola scorta dell’autostima che sono riuscito a racimolare durante il resto dell’anno.
E poi e’ di nuovo inverno.

Bisogna aver conosciuto dei momenti migliori, per sapere cosa si perde ogni volta, ma frequentare teste di cazzo e’ davvero qualcosa di cui posso fare a meno.

Taglio

(scritto inizialmente nell’Aprile del 2015, e poi rimasto tra le bozze a raccogliere polvere)

La spiaggia e la vita (bozza dal 2016)

3 giorni di estate, solo 3, per prepararmi a 20 anni di inverno.
Dicono che non duri mai meno di 20 anni, ma è possibile (probabile) che ne duri anche molti di più.
Game of Thrones, a me, mi fa una pippa.

Così mi sono ritrovato inquieto e stravaccato su una seggiola da spiaggia, sotto un ombrellone incerto, ad annoiarmi per tutte le mie noie passate, e certo a fare scorta per il futuro.

Tutto attorno il vociare degli stranieri e meno stranieri spiaggiati in varie sfumature di abbronzante. Sabbia finissima, nuvolette sfilacciate in cielo, belle ragazze svestite, ammiccanti e/o pudiche (a scelta e a seconda dei punti di vista).

Finché non ho trovato una delle mie solite metafore dentro cui rifugiarmi.

Ho capito che la spiaggia e la vita sono la stessa cosa.

Poesia (Gente di Notte, Denise Levertov)

Visto che mi è tornata in mente leggendo questo bellissimo post di 30giorninprova, mi piace rilanciare un’altra delle poesie che, mandate a memoria nel periodo fertile dell’adolescenza (insieme a tante altre di un libriccino bignamino sulle Beat Generation), hanno plasmato la mia visione del mondo.
Incredibile come certe sensibilità si richiamino a distanza di anni e di continenti.
E comunque la Beat Generation è ben altro rispetto alle tirate di Kerouac.
Eccone la prova di Denise Levertov:


Gente di notte
(da uno spunto di Rilke)

Una notte fendente tra te e te
e te        e te        e te
e me        : ci allontana a spinte, un uomo si fa avanti sgomitando
nella folla. Noi non
ci cercheremo, nemmeno
vagheremo, ciascuno per sé, senza guardare
nella lenta folla. Tra i numeri di contorno
sotto le insegna dei cinema,
quadri di un milione di luci,
giganti che si muovono e si muovono ancora,
ancora, su una nube acre di odori,
patate fritte, noci arrostite.

 O salire in un appartamento, il tuo
o il tuo, e ritrovarci

 qualcuno seduto al buio:
chi è veramente? Perciò accendi la
luce per vedere: il nome lo conosci, ma
chi è?
Ma non vedrai.

La luce fluorescente tremola cupa, una
pausa. Ma tu comandi. Afferra
ogni viso, e per i capelli
lo tiene sollevato per te, maschera dopo maschera.
Tu        e tu        e tu        e io        ripeto
gesti che spingono al fare se il discorso
ha fallito                   e parlo
e parlo, ridendo, dicendo
“io”, e “io”,
volendo dire “Chiunque”.
Nessuno.

Denise Levertov

La mia vita è in privato, dovrò conviverci

Sveglia alle 2:07
Sveglia alle 4:22
Sveglia alle 5:31
Sveglia alle 6:18
Sveglia alle 6:55
Sveglia alle 7:30 mi alzo.
Barcollo in cucina, ingollo una colazione. Intera, compresa la tazza del the.
Barcollo in bagno. Mi lavo.
Mi vesto, più o meno (abbinamenti di colori ultravioletti, camice spiegazzate).
Vado al lavoro.
Nel tragitto penso a storie, menate, seghe mentali.
(lungo intermezzo lavorativo, un po’ noioso, un po’ sfiancante, a tratti stressante o emozionante, con delle alzate di qualità strepitose, ma sempre troppo rare).
Torno a casa, baci abbracci.
Bollette, spesa, organizzazione, decisioni, caldaia & idraulico, dubbi, ansie & speranze, linguacce, sogghigni & risate, girandole varie. Scazzi.
Doccia.
Cena.
Cazzeggio.
Vado a letto. Penso a storie, menate, seghe mentali. Dormo. Ma più piccolo, tipo carattere 4, sottovoce.

Ripetere.

Mi chiedo se ho ancora qualcosa da dire. Vorrei scrivere di più, come sempre, ma ho sempre gente in giro per casa, schiamazzi, incombenze, e io ho bisogno di silenzio e concentrazione e noia per bullizzare con profitto e gioia la tastiera del PC, e cavarne qualcosa.
E invece niente.

La vostra vita invece com’è?

Identità e idioti

Se non mi confronto con degli idioti immediatamente la mia autostima vacilla
“L’idiota sono io?” mi chiedo, un po’ spaesato.

Ma questo non è (solo) un problema di autostima, ma di identità, oltre a una approfondita comprensione delle conseguenze della fallacia Dunning-Kruger.
Sto pensando ad alcune storielle, abbozzi di raccontini che un giorno mi piacerebbe avere il tempo di scrivere.
Se non mi trattengo finisce sempre che continuo a parlare di quanto sia difficile stabilire e fermare la propria identità. Evidentemente è un problema piuttosto centrale per me.

Non serve che vi dica che “idiota” rimanda però esattamente al punto di partenza di questo post: un individuo singolare nella sua identità.

Ci ho lavorato tutta la vita, ma ancora mi sfugge come faccio io a essere un idiota, se non ho nemmeno una identità?

Beati gli idioti, che hanno tutte le certezze

Democrazia assoluta

Rilancio un ottimo articolo, che secondo me centra in pieno il problema di certe polemiche su dichiarazioni di esponenti politici del PD (http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/05/12/stupro-piu-inaccettabile-se-compiuto-da-un-profugo-bufera-sulla-serracchiani_06b0e5e6-c3a2-4501-bbad-3d26b070cecb.html)
La questione qui non è il crimine in sé, che è sempre e comunque da condannare, ma la sensazione di tradimento che lo accompagna quando viene perpetrato da un rifugiato, e che pesa come una aggravante.

Qualcuno ha addirittura parlato di razzismo, ma che razzismo sarebbe quello che discrimina sulla base dei comportamenti e non della razza?
Dobbiamo impegnarci tutti di più! Se discriminare sulla base dei comportamenti è razzismo, allora siamo tutti razzisti, ma di bassissima lega (ahah, scusate il gioco di parole).
Io sto davvero diventando un radicale: non importa il colore della pelle, la ‘razza’, le origini e i quarti di sangue blu o verde o viola, la cultura di provenienza, l’antropologia; l’importante è il comportamento, e la capacità di aderire a delle regole laiche di rispetto del prossimo (e dello Stato) che devono essere comuni e condivise, alla faccia del rispetto delle culture diverse, perché se una cultura consente o incoraggia lo stupro (o l’omicidio rituale, o il totalitarismo, o l’integralismo, o qualsiasi comportamento che automaticamente esclude la convivenza pacifica) allora purtroppo è in conflitto con un aspetto imprescindibile della convivenza tra umani, e non può essere tollerato.
Chiamatela democrazia assoluta.

Sorgente: Razzista a mia insaputa (ma in buona compagnia)

Dell’argomentazione

La retorica e l’arte dell’argomentazione sono state certamente travisate e abusate nei secoli, ma un loro senso ce l’hanno.

Qui si segue un grande testo del ‘900, “Manuale dell’Argomentazione” di Perelman -Tytheca, che riporta una etica forte nella retorica, dandole lo scopo e i mezzi per risolvere i conflitti tra gli interessi di tutti gli attori in modo pacifico, trovando una verità che, se non può essere assoluta, almeno può essere condivisa.
Se non è possibile trovare una simile verità almeno si può trovare un compromesso, o un punto di accordo.

Questi propositi si collegano bene a una struttura epistemologica, che aiuti nella ricerca della verità condivisa attraverso degli argomenti che, se non sono logici, almeno sono ‘pseudo-logici’, e possono essere accettati o confutati di conseguenza.

Questa epistemologia, insieme agli studi di Popper e dei suoi successori e contestatori, è alla base della ricerca moderna.

Come funziona una discussione

In breve:
Ogni affermazione è opinabile e soggetta a un assunto di valore.
Partiamo tutti da degli assunti di base, più o meno consci, meglio o peggio espressi e definiti.
In una discussione, se gli assunti non sono condivisi, occorre ‘risalire’ ad assunti a monte finché non si trova un punto di accordo da cui si può iniziare a costruire una visione ‘convincente’ (che fa vincere insieme) della realtà.
Questo si chiama accordo preventivo.

Ad esempio un accordo preventivo è quello sulla logica e sulla validità degli argomenti.
Quanto valgono le vostre affermazioni? Che titoli avete? Che valore ha il vostro ‘argomento di autorità’?

Ad esempio, se non siete il papa, non è una buona idea mettersi a giudicare il cristianesimo degli altri.
Se poi gli altri non sono cristiani (e hanno superato l’esame di terza media) è una pessima idea giudicare la loro religione anche se si è il papa.

In ogni caso, poi, il rispetto per il pensiero e la libertà degli altri sarebbe un ottimo assunto di partenza per cercare un accordo preventivo.

Se non potete portare rispetto per il pensiero e la libertà degli altri invece forse il problema è a monte, ed è che vi siete scordati cosa significa vivere in una società che la pensa in modo diverso da voi, e che magari vi persegue pure perché siete cristiani (o musulmani, o pagani, o quello che vi pare, tanto è sempre la stessa cosa).

La vostra non è fede: è che non avete gli strumenti per contribuire a una società civile – e sicuramente non avete gli strumenti per condurre una conversazione civile.
Siete dei parassiti (dannosi).
Almeno state zitti.

PS: si capisce che a tratti ancora mi capita di leggere e commentare blog di integralisti cattolici? Sapevate che ce ne sono anche in Italia? Vi rendete conto di che razza di pericolo rappresentano per qualsiasi essere umano di buon senso? Cioè, questi sostengono che niente come la chiesa cattolica ha promosso lo sviluppo della scienza.
Sentite anche voi odore di bruciato? Non preoccupatevi: deve essere un rogo d’altri tempi rimasto acceso.

“Il coglione sono io”: un corollario

Continuo il discorso sul mio metodo bizzarro e buzzurro di gestione delle interazioni violente in internet.

Ho parlato male degli omeopatici, dei piccoli grilli, degli obiettori di coscienza che vanno a fare il lavoro contro cui obiettano (non citate Ippocrate, non fatelo, non provateci nemmeno), quelli delle scie chimiche e quelli dei complotti, gli integralisti cattolici e i vegani, e poi ho invitato tutti a considerarsi dei coglioni, non solo le categorie a rischio che ho citato sopra (per cui non ci sono altri rimedi), ma anche i normodotati che si trovano a trattare con le succitate categorie evidentemente disagiate e/o a rischio.

Credo di non aver esplorato abbastanza la mia idea di un approccio che prevede di lasciarsi sorprendere e dare fiducia (pochissima) anche a quello che ci appare il peggio dell’umanità.
Ho paura che non sia nemmeno facile fare degli esempi. Ci provo.

Avete presente che le droghe fanno male, no? Se conoscete, o anche solo avete visto un tossico da lontano, sapete quello che voglio dire. Anche il vecchietto al bar che ordina un grappino alle otto del mattino potrebbe darvi qualche indizio.
Quindi partiamo dall’assunto condiviso che le droghe fanno male, dove per male intendiamo “svuotare una persona della sua individualità e della dignità, senza offrire in cambio nessun beneficio tangibile”.
Ecco, quello di cui sto parlando è la prima volta che avete visto Trainspotting, e una voce di tossico vi dice che, sì, le droghe fanno male, ma prima di fare malissimo sono una figata irrinunciabile.

Ecco, se non lo sapevate che le droghe sono fighissime potreste avere avuto quel momento di folgorazione di cui parlo: sapete già benissimo che fanno male e non cambiate idea, ma vi siete accorti che il “punto di vista” dei drogati abbia un senso, per quanto assurdo.

Io ho avuto la stessa ‘rivelazione’ studiando gli effetti dell’esperienza mistica per la mia tesi: non mi metterò a credere in invisibili unicorni rosa (è  chiaro che esiste un unico e solo Mostro Spaghetti Volante), ma ho capito che è possibile, anzi, necessario!, strutturare un complesso di credenze attorno a certe sensazioni che vengono vissute come straordinarie.

Chiaro, per spiegare una esperienza simile da zero, senza punti di riferimento o cognizioni di causa, bisogna lavorare molto di fantasia, e così ci ritroviamo con molte credenze mistiche e religioni basate più sulla poesia che su un metodo.
Anche i buddhisti e gli induisti, che sembrano un passo avanti, non fanno eccezione.

Alcune religioni sono riuscite più sgangherate di altre, ma accettando che rispondono a un bisogno fondamentale dell’umanità hanno almeno acquisito la stessa dignità dell’eroina di cui parla Trainspotting. Ho addirittura osato abusarne io stesso, giusto per non farmi mancare niente (di religioni, mica di eroina).
Certo, poi Adinolfi e simili (come certi internettari che etichettano come diabolica ogni aspirazione umanista) restano degli sprechi ingiustificabili di neuroni, ma tutti i fedeli di buon cuore sono passati per me dalla categoria “punti interrogativi di buon cuore” a quella “brava gente di buon cuore”.

Insomma: non è detto che i sostenitori della medicina olistica ayurvedica sappiano cosa li muove o cosa stanno dicendo, ma è possibile che stiano assolvendo a una funzione sociale ancora sconosciuta, per cui i loro deliri sulle radici, sparsi in internet, sono l’unica cosa che trattiene Severgnini dall’impollinare tutte le nonne d’Italia.

L’importante è sempre tenere a mente che quasi nessuna certezza è mai basata su evidenze oggettive definitive, nemmeno il pensiero scientifico, ma sempre su scelte e percorsi, che possono anche essere molto diversi, e studi che, proprio se sono scientifici e oggettivi (Popper e pensatori successivi) lasciano comunque sempre degli spiragli di dubbio.
È questo che secondo me marca la differenza tra chiunque e i soggetti che meritano di essere condannati: potete essere stupidi quanto vi pare, pensare quello che vi pare, ma se avrete l’umiltà di farvi i cazzi vostri, discutere civilmente delle idee, e non andrete in giro a criticare gli altri per le loro scelte, nessuno avrà nulla da ridire.

Vediamo chi cade prima (un promemoria)

Stavo scendendo lungo il fiume
Fischiettando un timore solitario
Pensavo a milioni di vite diverse.

Lei scalò danzando la montagna
Spandendo il suo bianco come una fontana
E un indizio di schegge turchesi nei suoi occhi.

Si fece tutta la strada per dirmi che no
Non era possibile che io stessi come stavo

Dissi:
“il tuo detto è a doppio Taglio”.
Lei disse:
“Ehi, questa è una bella battuta, ma purtroppo non è
vera”

Lei disse:
“Stai solo cercando qualcuno che ti ami”.

Ora sappiamo tutti che il mondo sta morendo
E le spese si moltiplicano
Ma puoi provare a fartene anche tu una ragione.
Lascia che ti porti a fare un giro
Ti porterò a fare un giro
‘Ché col tempo
Sarai mia
Quando sarai mia
Andrà tutto a posto yeah!

A quell’epoca non mi sentivo così bene.
A quell’epoca non mi sentivo così bene.
Non bramavo strane soddisfazioni
Non lampeggiavo nel buio della notte
Non andavo per umori aperiodici.

Non soffrivo nessuna morte bizzarra
Non avevo mai pensato che non fosse difficile
Ma quando mi è toccato ho dovuto solo darci un Taglio

Non mi ha mai lasciato sorpendermi o anche solo pensare
Solo agire agire d’istinto
Mi ha lasciato lì, ma non mi ha lasciato scelta.
Ora, ho sentito storie su questo genere di cose
A casaccio ti trascinano dentro,
E ti fanno fare cose che non avresti mai pensato di fare.

Una notte mi ha fatto disperare
Cosa sarebbe successo se qualcuno mi avessero scoperto?
Ancora oggi mi chiedo come l’abbiano saputo.

Cominciarono a spargere voci sul mio stato
Sapete come vanno le cose da queste parti,
Di tanto in tanto hanno solo bisogno di qualcuno da squartare.

I miei sensi sono offuscati ma posso sentirlo
Quattro, cinque anni mi sono stati strappati via.
Se me lo chiedeste, non avrei modo di provarlo.

La puzza di isteria era chimica,
L’aria attorno a me spessa e fisica,
La mia mente girava ma io non mi potevo muovere.
Sarei fuggito via, via, via, via, via, via, via, via…

Via, via, via, via, via…

Ora ho sentito storie su questo genere di cose,
Non perde, le basta lasciarti vincere
Con un po’ di fortuna puoi uscirne senza troppi lividi.

Una tale rabbia da non poterla sfogare
Così tanta energia da non poterla usare
Mi avrebbe fottuto di brutto se non ci avessi dato un Taglio. Yeah.
Non soffrivo nessuna morte bizzarra
Non avevo mai pensato che non fosse difficile,
La prossima volta che mi toccherà sarò pronto, perché ora so.

Sarò pronto
Sarò pronto

Liberamente tradotto da “Let’s see who goes down first” dei dEUS.