Il gorgo

Non so più scrivere.
Non so più pensare.

L’altro giorno ho avuto occasione di stare da solo con i miei pensieri (tornando a piedi dalla stazione, da solo, nella brodaglia calda dell’aria densa di agosto).
Mi sono passati per la testa alcune intuizioni sulla vita in generale e sulle frasi fatte in particolare, così ho provato a scrivere un post, come facevo da giovane.

Oh, come scalare un muro di cemento.
I pensieri impastonati insieme senza capo né coda – e la scrittura – beh, potete leggervela da voi: un po’ opaca nel migliore dei casi. Spuntata e convoluta, nel migliore dei casi. Tumefatta e gonfia, sbalzellante e scricchiolante, fisica e costretta, nel migliore dei casi.

Così mi è venuto un dubbio terribile: non è questione di esercizio!
Non è come andare in bicicletta: scrivere è qualcosa che hai, e un attimo (ehm… ‘attimo’) dopo non ce l’hai più.
Basta, finito.
Puoi iscriverti a un corso di pilates o di ikebana, la tua scrittura è inutile, difficile e non mancherà a nessuno – meno che meno a te, che non l’hai praticata per anni.

Forse è lo stesso con il pensiero: un gorgo in cui si viene risucchiati inevitabilmente.

Pensi ogni giorno un po’ meno, e ti svegli un giorno a vivere una vita automatica, di abitudini odiose, per cui essere sveglio non è che ti serva davvero a niente (anzi, è quasi un fastidio), e non sei più davvero tu, o il tuo vicino, o chiunque altro, ma solo un cataplasma di cellule e spazzatura ambulanti.

Quando ho avuto questa intuizione mi sono molto rasserenato: è da anni che vivo così, e non mi dispiace affatto quella sensazione di braci che a volte si arroventano tra la pancia e la testa.

13 pensieri su “Il gorgo

  1. Parafrasando Russel…non possiamo non dirci scrittori. Ci può essere una pausa, un periodo sospeso, ma poi le idee torneranno a fluire e il bisogno di metterle giù, di fronte a noi per guardarle meglio, tornerà come se non fosse mai andato via

  2. Non so. Sicuramente qualcosa si perde in quel reiterare i gesti, le parole, gli schemi, a cui ci piega l’ordinario. Allora viene il momento in cui lo straordinario te lo vai a cercare, perchè ti manca come il sonno, come l’acqua, come un occhio.
    E allora torni vivo, e scrivi.

  3. Anche ora in realtà hai scritto! 🙂
    Ho presente ciò che descrivi… ogni blocco sembra definitivo, ma inevitabilmente l’ispirazione va e torna! Credo sia proprio fatta così!
    Mentre non c’è puoi scrivere comunque cose per testarla, per esprimerti… che tanto torna!

  4. Non so se valga per tutti, ma ogni volta che ho avuto problemi di blocco, è accaduto perché non ho pianificato a sufficienza ciò che volevo scrivere: la mia scrittura non è molto spontanea, ho bisogno di dettagliare ogni minimo pelucco di una storia o di un post, anche se poi quel pelucco non si vede.
    L’idea generale, invece, è sempre molto spontanea, forse perché da bambino non potevo guardare molta TV e mi creavo i finali delle serie animate che non potevo vedere. Ho fatto moooolto esercizio 😛

  5. L’esercizio conta eccome. E’ l’esercizio che ti porta a fissare quell’istante su carta. 5 o 6 parole chiave su un taccuino e il momento magico lo richiami. Almeno in parte, insomma.
    La vita automatica e le abitudini odiose…guarda la routine va rivalutata perché nulla fa godere quanto violare le sue regole.

  6. Una grandissima verità. Ogni giorno siamo presi da milioni di cose che ci fanno perdere il contatto con noi stessi e, di conseguenza, con i nostri pensieri e la nostra immaginazione. Il risultato è l’incapacità di mettere nero su bianco la nostra anima.

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