Odore di selvatico in ambiente urbano

Non ho grandi riflessioni, la mia vita continua a svolgersi senza zone oscure.
Tutto è palese, tutto è ovvio davanti ai miei occhi stanchi.
Gli interrogativi più pressanti sono già stati risolti, e ora anche le emozioni più irruente sembrano limitate dalla loro stessa banalità. Frustrazione, piacere, odio, passione, amore, rabbia: non potrebbe esserci null’altro al loro posto.
Il contingente è diventato inspiegabilmente necessario. La pace ha persino scordato le ragioni del conflitto e si è svuotata, è diventata routine.

A volte però mi accorgo di odori che non riesco a categorizzare chiaramente.
I fiori profumano, ma i loro profumi si sono mescolati, e il risultato è nuovo, senza essere insopportabile.
In luoghi e in momenti casuali la mia attenzione viene distratta dall’odore della gomma bruciata che diventa odore di frittura, come quella che faceva mia nonna quando ero bambino, oppure dall’odore della frutta, o del legno appena tagliato.
E soprattutto odore di selvatico.
L’ho sempre sentito chiamare così: un misto di odore di urina stantia, di muschio, di resina di pino che nei boschi marca il passaggio o la sosta di un animale selvatico.
È improbabile che un cervo o un cinghiale siano passati in centro città in pieno giorno, eppure è il loro odore che mi risveglia improvvisamente mentre attraverso una strada, o mentre sono in macchina, fermo al semaforo a boccheggiare con i finestrini abbassati.

E poi odore di arrosto e metallo, profumi di donne forse dimenticate, sudore, brioches appena sfornate, liquame e cessi chimici, erba tagliata, mare aperto e varechina.
Nessun odore mi dispiace, sono tutti forti e indefinibili nel modo in cui si mescolano tra di loro in connubi inaspettati, e ognuno ha una sua dimensione, perché si collega a un ricordo o a una impressione sfuggente.

Di solito quando sono più attento al mio olfatto sono anche più presente, ma queste invasioni mi lasciano più interrogativi di quanti non ne risolvano.
Da dove arrivano questi odori, così strani e inattesi? Che ricordi scoprono nella mia memoria? Ogni odore che annuso nell’aria mi dice qualcosa di me?

C’è un mondo nascosto agli altri sensi, da cui ci arrivano solo i profumi impossibili?

 

9 pensieri su “Odore di selvatico in ambiente urbano

    • anche io sto diventando nostalgico da questo punto di vista (punto di annuso?).
      Devo anche ammettere che gli odori ‘delle stagioni’ mi riportano quasi sempre a ricordi felici, o almeno divertenti.

      E poi speculazioni: cosa diremmo di odori che ci portano invece nel futuro, anziché nel passato? Esistono i dejà vu olfattivi? Sarebbe possibile ricordare come vanno a finire i ricordi di odori nuovi?
      Ma quante seghe mentali mi faccio…

      • Hahaha, giusto!
        Bisogna avvisare i produttori che aggiungano ai vari avvisi “può causare lievi casi di morte” anche il selling point: “riduce i sintomi dei sensitivi e dei telepati”, che poi è un altro modo di dire “riduce i sintomi di nevrosi” – e questo credo sia assodato.

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