Ripensare all’impossibile

Ho bevuto un birrino con un vecchio amico.

Vecchio nel senso che siamo cresciuti insieme: se lui non avesse già un fratello di sangue ci sarei io. Per me lui è già, in un certo senso, un fratello, ma negli anni ci siamo tirati un bel po’ di pugnali volanti.

Abbiamo parlottato delle rogne e delle speranze, due amici al bar, se non mi stesse un po’ lontano Gino Paoli.

Nel discorso sono venuti fuori vecchi ricordi sul passato della nostra amicizia, tra cui alcuni suoi comportamenti che mi avevano ferito (ah, adolescenza), e che sicuramente hanno formato il tipo di persona che sono diventato.

Ne abbiamo solo accennato, ma mi sono scoperto a ripensarci.
Perché?

Mi è venuto in mente che vorrei saperne di più, di quelle situazioni che all’epoca mi hanno ferito e cambiato.
Sono curioso, perché mi sembra che se sapessi davvero cosa è successo alla controparte poterei inquadrare quello che è successo a me, renderlo relativo, e non più assoluto.
Più semplicemente, dopo tanti anni, potrei capire meglio il passato di questo vecchio amico, e capendolo potrei perdonerei definitivamente i comportamenti che, all’epoca, mi sono sembrati da  stronzo senza appello.

Ma un perdono così, quando praticamente parliamo di fatti già dimenticati e seppelliti nella memoria, si porterebbe dietro delle piccole conseguenze, non ultimo che potrei rivedere meglio che cosa mi è successo, con gli occhi e la testa di un adulto, e non di un ragazzino, e forse potrei perdonare anche me stesso, per essere diventato lo stronzo che sono.

Potrei, in poche parole, pensare a come sarei potuto essere se le cose fossero andate diversamente, e in questo modo riappropriarmi del me stesso alternativo, che non sono stato, e che mi piace pensare potrei ancora essere.

 

7 pensieri su “Ripensare all’impossibile

  1. Potresti anche peggiorare la situazione: col proprio sé adolescente, spesso si è molto condiscendenti o molto severi e nel tuo caso è pure coinvolto un amico stretto…
    Il punto è: prima di allora eri una persona migliore di adesso? E dopo allora, nessun’altra esperienza significativa ti ha cambiato?
    I cambiamenti di allora te li porti dietro pure oggi? O altri cambiamenti li hanno annullati?

    Da adolescenti si fanno tante cose senza nemmeno capirne il motivo, il tuo amico potrebbe anche non ricordare perché ti abbia fatto certe cose…

  2. Fai molte domande che partono da assunti che non sono scontati, né banali, ma per risponderti bene devo trasformarmi in pedanteman, il mio alter ego nemmeno troppo alter! (e il mio grido di battaglia fa: “YAHHWNN!!!”)

    Nonostante ogni evidenza (un’amicizia che dura oltre 30 anni) ad oggi non credo granché nel concetto di amicizia.
    Sicuramente non ci credo più come ci credevo prima che questo ideale venisse buttato nella rumenta.

    Succedono continuamente ‘cose’, ma per una narratività sana occorre individuare degli snodi significativi nelle storie, altrimenti restiamo paralizzati e incapaci di distinguere tra figura e sfondo.
    Molte cose mi hanno cambiato, ovvio, ma questa è una di quelle. Perché dovrei negare l’esistenza di uno snodo significativo, o annacquarlo nella quantità di altri eventi, più o meno slegati? Perché non dovrei occuparmene, visto che il tema mi incuriosisce?

    Poi: ci raccontiamo continuamente storie sulle nostre motivazioni; cambiamo continuamente le memorie del passato per aggiustarci i cuscini: sono sicuro che il mio amico saprà tirare fuori una buona storia, verosimile, sulle sue motivazioni per le sue azioni di una vita fa – non mi importa se siano storicamente vere e documentabili, mi interessa che siano umanamente sensate, perché voglio dare un senso, anche narrativo, a quello che sono diventato.
    Fare una valutazione di valore tra quello che sono e che sarei potuto essere è invece subordinato alla definizione di cosa intendi per ‘meglio’ in questo contesto. Meglio sotto quale aspetto?

    Magari ‘meglio’ è avere un quadro più ampio di cosa è successo, e del perché 😉

    Tu non ti chiedi mai cosa ti ha cambiato e cosa saresti potuto essere? Se quello che ti definisce è immutabile o se ripercorrere certi eventi del passato ti aprirebbe l’opportunità di riflettere su chi sei, e quindi su quello che NON sei.
    Cosa ti ha portato a pensare che la personalità (intesa come insieme di credenze che organizzano e in-formano degli schemi di comportamenti più o meno ripetuti) non esista o sia inconoscibile?
    E se pensi che tutti gli eventi, dalla morte di un genitore all’atto di parcheggiare nel supermercato, abbiano potenzialmente lo stesso peso nel racconto di una vita, puoi ancora individuare un singolo evento che ti ha portato a questa conclusione?

    • Per quanto mi riguarda, ho notato che negli anni, ciò che mi ha influenzato in adolescenza ha mutato la sua importanza nella mia vita e nella mia personalità, riducendosi di molto come gravità.
      Per molti aspetti, sono diverso da allora, forse anche come reazione a certi fatti o rapporti di allora, ma che oggi non hanno più lo stesso peso su di me.
      Per dire, sapere perché certa gente mi rompesse le scatole, oggi non avrebbe granché importanza, come le rivalse che sognavo contro quelle persone.

      D’altronde, quello che vale per me non vale per tutti e se vuoi chiarire certi snodi, fai bene a farlo. Ho pensato che potesse essere utile che ti indicassi qualche possibile buca sul percorso – potresti aver pensato a quei “rischi” già da solo, ma per essere sicuro, l’ho scritto comunque 😉

      • Ti ringrazio per l’avviso e spero che la mia risposta ti abbia rassicurato che da queste parti la psiconautica è quasi una scienza esatta 😉

        In questo caso si tratta di un tratto che si è modificato nell’adolescenza e che poi ha perso di importanza, quindi non ho mai sentito il bisogno di modificarlo o di ‘lavorarci’. Il risultato è che convivo con una caratteristica di me che è come un celacanto: un fossile vivente.

        Certo, anche un piccolo cambiamento come questo può avere conseguenze, ma non credo si tratterà di un viaggio interiore fino al vortice di altered states (https://www.imdb.com/title/tt0080360/?ref_=nv_sr_1).

  3. io non ho capito una cosa: avete ricominciato a frequentarvi oppure è stato un incontro per rivedervi e il prossimo sarà chissà quando?
    perché se la frequentazione è assidua (assidua di questi tempi… vabbè) allora temo che sentirai sempre la questione sospesa gravare sui vostri incontri oppure sui tuoi post incontri.
    se invece è stata una cosa sporadica tra qualche giorno/settimana passerà.

    secondo me se riprendete a vedervi sarà inevitabile che tu ci arrivi se noti il minimo spiraglio da parte sua, non riuscirai a resistere (puoi sempre stupirmi, eh).
    e non perdo tempo a suggerirti di lasciare stare perché ci cadrai dentro comunque.
    ma può anche essere che lui non offra aperture e tu capisca che il vostro rapporto ti va bene anche così.
    se invece è stato un incontro che non si ripeterà nel breve/medio periodo, allora imponiti di lasciar stare, perché rischi di rovinare tutto e soprattutto rischi poi di capire che non ne valeva la pena.

    io le mie questioni in sospeso me le sono sempre sbrogliate da sola, scrivendo. perché so che quando mi fisso sulle cose tendo a distorcere quindi cerco di non mettere in mezzo gli altri. anche perché atti che per me sono stati fondamentali spesso sono cose stupide, che probabilmente l’altro non ricorderebbe.
    nel tuo caso, magari lo snodo è fondamentale per te, ma meno significativo per l’altro.

    però dipende da voi, da come evolve il vostro rapporto ora.
    in ogni caso, imponiti di aspettare per capire se ne vale la pena o no. non correre, perché tu sei lì che aspetti da anni di capire, lui no. dagli il tempo di ambientarsi, di capire cosa vuole dal vostro rapporto ora, perché magari lui voleva solo una birra e non ha voglia di rivangare il passato.

    scusa sono di fretta e non so se ho scritto cose sensate. spero tu abbia capito comunque.

    • scusa, ti rispondo dopo tanto tempo.
      Come dicevo siamo amici da (hum) 33 anni. Dopo così tanto la sensazione è che qualsiasi cosa possa aspettare. Non c’è fretta: sono curioso di ricompattare quello che sono, ma non ho urgenza di cambiare.
      Vediamo se riesco a recuperare una routine di (rapidi) birrini serali. L’ultima volta ogni chiacchierata è naufragata in uno stereotipo di tarallucci e vino. Letteralmente.
      Se viene fuori il discorso però ti faccio sapere cosa ne verrà fuori (e a te per prima) 😉

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