Cose da dire senza problemi

Cosa dire senza problemi?
Ci ho riflettuto un po’, e il risultato è che posso dire tutto quello che voglio, eccetto qualsiasi cosa che mi riguardi.

Torniamo ai concetti (non miei, ma della persona più intelligente che io abbia mai conosciuto) di panopticon social, l’idea di carcere perfetto in cui un singolo guardiano (le grandi compagnie IT, ad esempio) può vedere tutto di tutti i carcerati. La situazione speculare è quella dell’anopticon: un singolo soggetto sui social è visibile in ogni sua azione da tutti i pubblici possibili, senza poter vedere nessuno dei suoi osservatori – ad esempio ciascuno di noi sui social non ha nessuna possibilità di selezionare i pubblici a cui rivolge qualsiasi comunicazione. Il discorso privato che faccio con un mio amico è visibile al mio datore di lavoro, in culo alla privacy e a qualsiasi concezione sociologica reale, e grazie alle idee di merda di Zuckerberg (ne avevo accennato qui).

Non sarebbe un problema se fossi ancora un onesto cazzone universitario: non avrei nessuna responsabilità verso nessuno.
Il punto è che la vita è andata un po’ avanti, e ora non solo rispondo delle mie azioni e di quello che dico davanti a diversi pubblici (datore di lavoro, colleghi, parenti, parenti acquisiti), ma ho anche delle responsabilità verso dei legami molto forti, a cui devo garantire una presenza solida e affidabile – ovvio che non lo sono, ma parliamo di un ambito in cui l’apparenza coincide con l’essenza, quindi non solo lo sono, affidabile, ma devo esserlo, senza possibilità di errore.

Non mi sento diverso dal cazzone universitario che fui, ma non posso più mostrare pubblicamente le mie paranoie, i lati oscuri, le ombre e i cinismi.

Io sarei tutto fatto di ombre e cinismi, sono una persona che vede tutto in toni di grigio, non so nemmeno cosa siano le dicotomie bianco/nero.
Cosa dico senza problemi?
Potrei vivere in un paradiso (forse già lo faccio) e comunque troverei, come il Petroliere tutto il marcio che si può immaginare.
Fidatevi di un vecchio (?) paranoico: se scavi cercando il peggio, da una situazione o da una persona, lo trovi. Se leggeste che una persona di cui vi fidate scrive di voi abissi inenarrabili (ma non scrive i vostri lati positivi, perché “la felicità non fa letteratura”) non vi si spezzerebbe il cuore?

Quindi se scrivessi di quello che mi passa per la testa non solo non resterebbe una sola anima in città, ma rischierei solo di incrinare qualcosa che deve invece restare solido.

Potrei parlarvi delle cose belle davvero, ma quelle appartengono al mio privato (“my life is in private”), e me le mordicchio io, facendoci un sacco di pernacchiette alla faccia del mondo, e godendomi in cambio le uniche risate che non hanno per me nessuna ombra (e se per queste ultime frasi pensate che io sia diventato improvvisamente sentimentale, comunque vi sbagliate).

19 pensieri su “Cose da dire senza problemi

  1. Definirei quasi “poetiche” ultime frasi! E capisco bene tutto il tuo discorso. Oggi, la maggioranza non ha problemi a far sapere anche cose più intime, quanti adulti pubblicano video su Youtube in cui parlano della loro vita sentimentale e solo, spesso piangono pure.
    Penso che sia giusto condividere con pochi certi pensieri più intimi, anche perché, più si parla di sé e più la gente si sente in diritto di poterti giudicare… lasciamo stare chi poi ti giudica anche quando non ti conosce.
    Allora viene la tentazione di far sapere al mondo le nostre ombre, credendo forse che saremo capiti, magari inconsciamente cercando compassione… ma la realtà è che poi le persone se ne fanno poco delle nostre spiegazioni.

    • Dici bene – e io sarei anche lasco su certe questioni: non ho grande autostima, quindi mostrare i miei lati oscuri (e tutti i ‘problemi’, e raccontare le mie magagne e le sfighe) non mi preoccupa più di tanto – mi deve preoccupare però, perché le mie cazzate si rifletterebbero su altre persone – e se io posso pagare il prezzo di non avere filtri né dignità, non posso certo chiedere ad altre persone di pagare questo prezzo per me.

      Senza parlare poi delle conseguenze che possono provocare delle tracce che resteranno praticamente per l’eternità (i miei amati big data).
      Oggi io posso anche dire di essere uno strenuo fruitore e appassionato di porno, ma se domani il porno dovesse essere considerato un genere cinematografico riprovevole e vergognoso? Cosa ne sarebbe della mia candidatura a Presidente Galattico?

      • Dici che non hai grande autostima, però io penso pure un’altra cosa: quelle persone che invece piangono ed espongono i loro problemi al mondo intero, stanno schiacciando la propria dignità.

        Riguardo la candidatura a Presidente Galattico, nel caso non penso perderesti tanto: la politica fa male! Peggio della tua passione 😆

  2. Ma nooo, si schiaccia e si perde la propria dignità quando si fa danno a qualcun *altro*, o quando si è sleali o disonesti.
    Piangere in pubblico non è una perdita di dignità – è una condivisione di una forte emozione, e quelle le proviamo tutti, quindi non vedo dove starebbe la perdita di dignità.
    Se dico che non ho autostima è per quel discorso delle ombre e dei grigi: per ogni mia buona azione non posso non vedere l’egoismo e le intenzioni nascoste e meno nobili. È una cosa molto sincera, ma ho poche illusioni dietro cui nascondermi.

    E sulla politica ribalto la sentenza: non è la politica a fare male, ma è la politica fatta male a fare male – ma adesso avremo qualche anno per esplorare meglio questo concetto…

    • Ho capito allora cosa intendi riguardo la tua autostima.
      Per la dignità, nel suo significato, vuol dire proprio riconoscere il proprio valore… e farsi vedere così malamente da un pubblico si sconosciuti, che per di più non risolveranno il tuo problema, trovo sia una cosa anche abbastanza inutile. Penso sia solo un modo per attirare l’attenzione, oppure per farsi dire “quanto sei umano”, almeno così la penso io.

      Comunque sì, in effetti, è la politica che è fatta male 👍

      • Quasi nessuna delle comunicazioni da blog è “utile”, e quel “malamente” fa sembrare una manifestazione emotiva come una vergogna o come una perdita di dignità – ma sarei curioso di sapere da dove ti arriva questa idea, visto che, insisto, le emozioni le proviamo tutti, quindi perché mai mostrarle dovrebbe intaccare in qualsiasi modo la dignità?
        Non ti preoccupano le tracce digitali lasciate da questi sventurati, ma il fatto che ti vergogni per loro: non mi pare una buona ragione per biasimarli o censurarli, no?

      • Ma no, io ho espresso solo il pensiero, poi ognuno è libero di fare e di pensare ciò che vuole della propria vita, ci mancherebbe! Solo che questo è il mio modo di vedere la cosa.
        L’era digitale penso abbia dato fin troppo potere d’espressione, e una volta la gente esitava a dire certe cose di persona, e se non vogliamo parlare di dignità, parliamo di pudore.
        Un po’ come hai detto tu per la politica: non è errato il web in se stesso, ma l’uso che se ne fa; la condivisione di cose personali che oltre a non essere utile per gli altri, non lo è nemmeno per se stessi. Certe cose si condividono con chi ci ama, non trovo il senso nella condivisione pubblica di certi “drammi”, che alla fine non sono altro che lamentele futili, raramente è qualcosa di serio.
        Diciamo pure che esternare delle cose non intacchi la “dignità” delle persone, ma non dirmi che non guarderai quelle stesse persone con occhi diversi, dopo le loro “esternazioni”.
        In ogni caso, ripeto che ognuno è libero di fare cosa vuole, e se ci si mette in mostra non ci si deve poi meravigliare di essere giudicati, che sia in bene o in male.
        Ho visto di persone su YouTube che disabilitavano e cancellavano i commenti che non le andavano a genio… allora questo che significa?

  3. Ho fatto teatro per anni: il ‘pudore’ è zavorra e limite inutile, e lo chiederei piuttosto a chi fa certe sceneggiate napoletane in TV – ovvero fingono le emozioni e le ingigantiscono per manipolare il pubblico, non perché le provano e le mostrano.

    Mi pare che tu invece al pudore ci tenga parecchio – addirittura abbastanza da puntare il dito contro chi a tuo parere non ce l’ha.
    Se la loro comunicazione è soggetta al tuo giudizio anche il tuo giudizio pubblico è soggetto allo stesso trattamento.
    In pratica li consideri degli sfigati, ma secondo me “se non sono gigli son pur sempre figli” 😉
    Io la vedo così:
    – ci vogliono le palle per mettersi a nudo in pubblico (sul serio, non le ‘sceneggiate napoletane’)
    – se tutti lo facessero vivremmo in una società molto migliore, in cui molta meno gente si costruirebbe dei castelli di ego da cui permettersi di vessare gli altri.
    – giudicare pubblicamente (ma anche privatamente) male questi poveri sfigati quindi è una cosa un po’ repressiva, che in più contribuisce a mantenere uno status quo che è il terreno fertile della cattiva politica di cui ti lamenti (o di cui mi lamento io), quella delle doppie facce e delle manipolazioni emotive di una opinione pubblica che giudica i singoli senza empatia, ma anche senza distacco razionale.

    Sul fatto poi che cancellino i commenti sgraditi su youtube si apre invece un discorso completamente diverso (ma lo trattiamo un’altra volta?)

    • Non li considero sfigati, ma persone che non si vogliono bene abbastanza. Non credo nemmeno che siano coraggiosi, il coraggio è ben altro.
      Ah, tanto per dirti, ci siamo trovati a discutere di questi atteggiamenti, ma non mi sono mai permessa di commentare un loro video giudicandoli in malo modo, ma mi sono sorte le osservazioni che ti ho riportato.
      Eh sì i commenti sgraditi, che vengono cancellato da YouTube, li tratteremo la prossima volta!

      • Ah, quindi dici che è tutto un problema di affetto e che non li hai mai giudicati in malo modo.
        Non so, per me le osservazioni nascono da giudizi, e i tuoi non erano sicuramente di incoraggiamento. Li biasimi e li disprezzi, in pratica se non li consideri sfigati è solo per vezzo retorico, quindi scusami, ma metto questo tuo ultimo commento tra gli esercizi di bispensiero.
        Mi spiace di non essere giovane e pieno di slancio, perché sarei quasi curioso di vedere i video di questi casi umani (e poi magari trovarmi a insultarli senza ritegno).

        Chiudo solo con una correzione importante: il coraggio sarà *anche* altro, ma è anche questo – e sapessi quanti si comportano in un certo modo perché non hanno il coraggio di mostrare i propri lati negativi (tipo le proprie debolezze).
        Ancora peggio sono quelli che si comportano in un certo modo perché non riescono nemmeno a concepire che esistono mille modi di essere e di relazionarsi – e che l’unica vera regola è il rispetto dell’altro.

      • Osservazioni, punti di vista, o anche giudizi, è comunque ciò che penso. Ognuno si fa un pensiero proprio delle cose che ha attorno, giusto o sbagliato che sia.
        Ho detto che probabilmente quelle persone agiscono così perché non si vogliono bene abbastanza (e magari cercano qualcuno che le accetti), in quanto mi ci sono rivista in loro quando in passato anche a me venne questa cosa di esporre le mie paure in un pubblico sconosciuto… e ora non lo rifarei, perché mi sono resa conto che non serve.
        Allora succede così, che la propria visione la si applichi anche agli altri.
        Il coraggio sta, per esempio, nel cercare un reale aiuto, esterno a questo mondo virtuale.

      • I confini tra virtuale e reale sono molto soggettivi – e facilmente uno sconfina nell’altro.
        Non puoi sapere il valore che ha per un altro il mondo virtuale, né quanto coraggio gli sia servito per esporsi, quindi mi fa piacere che confermi di averli “giudicati in malo modo”, almeno possiamo discuterne.

        Ma se parliamo di principi sono convinto: ogni e qualsiasi rottura delle proprie certezze, qualsiasi dimostrazione di debolezza è un gesto di coraggio (piccolo, magari), e va sostenuto perché a livello etico è comunque un passo verso un mondo migliore per tutti.

        Poi, invece, se parliamo dell’efficacia di esporre i propri problemi e le proprie debolezze, nel mondo reale così come quello virtuale, direi che non è un tema su cui posso dire granché (quasi nulla, in effetti): ci sono tanti, troppi fattori che intervengono.

      • Mi auguro solo che serva veramente a qualcosa esprimere tutte le proprie debolezze, in un mondo di sconosciuti, poi boh: contenti loro, contenti tutti! Ecco, forse un lato positivo c’è… fanno sentire meno soli chi non ha il “coraggio” di dire quello che riescono a confessare loro.
        Non ho niente più da dire 👍

  4. Ma chi ti ha messo in crisi? 😃 Tu non mi leggi, ma io scrivo sempre di me. A volte direttamente a volte sotto forma di storia e, sinceramente, frega un cazzo se può piacere o meno. Scrivere per me è liberatorio e anche un mezzo per divertirmi. Non mi presento con nome e cognome e questo mi aiuta. Sono pochissime le persone che frequento normalmente che sanno del mio blog. Ho anche aperto due profili fb 😃

    • è la mia paranoia, è la mia paranoia, lo so.
      Scrivere racconti sarebbe la soluzione ideale: potrei scrivere di me stesso o non di me stesso, e sempre in modo obliquo, ovvero come dovrebbero essere trattati certi argomenti.
      Se solo avessi un po’ di tempo e concentrazione in più…

  5. (solo per una umile pedanteria: le compagnie IT non sono il guardiano, sono il panoptikon stesso. il guardiano è il buon vecchio “complesso militar-industriale” o, in una parola, il padrone)

    • militar-economico-industriale.
      Chissà cosa deciderà di farmi votare FB alle prossime elezioni. Presumo venderà il mio profilo a qualche oscuro partitino senza futuro, tanto per cambiare…

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