Perplessità e dubbi esistenziali (per un blog in prima persona)

Premessa: preoccupato per questioni di privacy e big data (che poi direi “macchissene, mica ho qualcosa da nascondere” e subito mi prenderei delle bacchettate virtuali fortissime sulle nocche) non uso praticamente più FB. Né nessun altro social equivalente.

Oserei dire che non ho più amici nel mondo reale – e anche qui non è che stia coltivando granchè – quindi che social-izzo a fare?

Però mi sono accorto che, ultimamente, sto usando questo blog come fosse un social – rilanciando opinioni che non fregano nulla a nessuno su argomenti ancora meno interessanti – ma senza raccontare nulla dei fattacci miei.

Non parlo di scendere nei dettagli e spiattellare situazioni reali della mia vita (unioni, congiunzioni, disgiunzioni, moltiplicazioni, preposizioni, e altre malattie), ma anche solo di raccontare i miei stati d’animo e relative seghe mentali (che non ci sono più: sono il guscio vuoto di me stesso – mi assomiglio e basta).

Quindi?

Potrei scrivere raccontini, come facevo una volta a sprazzi (sì, sono fuori allenamento, mi ci vorrebbe un po’ di pratica per riprendere mano).
Almeno sarebbe una linea precisa per questo blog intermittente.

Eppure una volta ho avuto un blog di paturnie e figure retoriche strampalate – e mi ha dato grandi soddisfazioni (i lettori erano pochi ma buoni, e selezionatissimi).

Forse troverò un po’ di tempo per inventarmi delle paturnie anche questa volta.
Forse mi inventerò qualche storiella scema.

12 pensieri su “Perplessità e dubbi esistenziali (per un blog in prima persona)

  1. Beh, parla di quel che ti interessa, ti leggerà gente con interessi affini!
    A volte, è bello parlare di se stessi, ma si rischia di dire cose riservate a pochi intimi – fenomeno, l’intimità, che non esiste in rete – e d’altro canto non si può essere nemmeno asettici, ché se parli di cose che ami o ti fanno schifo, qualcosa di te lo riveli comunque. 😉

    • Esatto!
      Ho un elefantino nella stanza, e la riempie completamente, quindi devo fare degli equilibrismi impossibili per evitare che l’elefantino tracimi con troppa irruenza anche su questo blog, rivelando di me più di quanto vorrei, ma comunque molto meno di quanto non sia inevitabile.

      Più cinicamente non posso più permettermi nessun interesse – e questo mi porta un po’ alla disperazione (e alla carenza di argomenti più frivoli di “comunicazione, democrazia, filosofia, etica”. Ci vorrebbe invece “etilico”).

  2. Mah, sono perplesso alle tue perplessita’. Giusto abbandonare i social per amore della privacy, ma per un blog il discorso mi sembra diverso, in quanto ci sono mille modi per dire qualcosa di se’ senza essere riconoscibili, mettere i propri pensieri in bocca a un personaggio di fantasia, inventare storie, usare la terza persona, crearsi un nome fittizio (ti chiami davvero Andrea Taglio? Be’, io non mi chiamo massimolegnani!), insomma mettere dei filtri tra te e le tue parole. D’altronde, che senso ha un blog se poi non ti puoi esprimere?
    ml

    • Ah, giustissimo e verissimo: è la ragione per cui avevo iniziato a scribacchiare raccontini (mi sono lasciato prima prendere la mano, poi mi sono sentito troppo distante da quello che scrivevo e ho abbandonato).
      Che dire: grazie di avermi ricordato la retta via 🙂

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