Un posto in prima fila.

Eh, gran bel post con riflessioni giustissime su un problema che, volenti o no, ci tocca tutti.

Ri-linko per praticità (è in fondo a questo mio pippozzo):
https://nonsiseviziaunpaperino.com/2017/11/27/un-posto-in-prima-fila/

Io non partecipo alle manifestazioni, ma in principio sono d’accordo su tutta la linea del problema: esiste il sessismo e bisogna combatterlo, esiste la violenza sulle donne in mille forme e cerco di comportarmi trattando le persone come pari, indipendentemente se uomini o donne – per un senso di giustizia personale, se non altro.

E poi c’è confusione – anzi, IO sono confuso – perché sembra non essere questa la materia del contendere. Sembra che il problema vada oltre la realtà sociale, in una ridefinizione della realtà stessa in qualcosa di orwelliano, in chiunque potrebbe essere – anzi, È – il nuovo Weinstein; e non servono nemmeno condanne giudiziarie: la semplice appartenenza al genere maschile è già sufficiente per stabilire la colpa (cfr http://www.wittgenstein.it/2017/11/13/molestie-sessuali-garantismo/ e http://www.ilpost.it/giuliasiviero/2017/11/14/le-donne-parlano-molestie-problema-del-garantismo/ – il “problema” del garantismo! “Problema”!!!).

E la mia bussola sballa completamente: dove devo mettermi in una situazione in cui sarei d’accordo, ma in cui l’accusa va oltre ogni mia sensazione di ciò che è ‘giusto’ e si chiede di sfondare ogni resistenza – perché il femminismo radicale considera sbagliati già gli assunti sulla cui base giudichiamo, e ne propone altri, nuovi, e ogni resistenza a questa nuova prospettiva non è mai ragionata o ragionevole – non può esserlo, visto che si parla di assunti – ma è dovuta solo alla protezione di privilegi patriarcali.

Ecco, ora ci tengo a sottolinearlo, anche se sarà difficile credermi (d’altronde un pisello ce l’ho, e non depone a mio favore), ma questa mia obiezione è esclusivamente formale: non sto sindacando sul contenuto, su cui ho già detto sono assolutamente d’accordo.

Queste sono argomentazioni non-logiche – e mi spiace dirlo, ma vanno fermate: non me ne frega niente se la causa è giusta e il patriarcato si è comportato male e ha preso possesso del mio corpo e della mia tastiera.
Il problema è lo stesso del mansplaining: come definisci il mansplaining quando magari la donna ha DAVVERO torto?(oggettivamente dico! Mica tutte le donne sono Rebecca Solnit e mica tutti gli uomini spiegano solo ovvietà! Potete averne una prova concreta qui: https://wordpress.com/read/feeds/39159/posts/1660151862).

Forse qualche intellettuale migliore di me potrebbe dirlo ad alta voce? Che per ragionare insieme su un problema che c’è, che esiste, e che è giusto affrontare e risolvere insieme, occorre per prima cosa convincere (con-vincere, vincere insieme).

Ecco, questo è il mio mansplaining, se così volete chiamarlo, ma se avete una idea migliore e siete convinti che io abbia torto dimostratelo! Ma fatelo con argomenti che siano almeno quasi-logici, che sennò da qualche parte Perelman/Olbrechts-Tyteca piangono, come gli angioletti quando un bambino bestemmia.

Aggiornamento sull’onda della sincronicità: un secondo dopo trovo questo: https://bagniproeliator.it/il-nuovo-codice-di-hammurabi/
Nebo non è la stella più brillante del firmamento, e non lo consiglio ai dotti lettori del blog per una lettura colta (ma scrive benissimo e fa riderissimo quando ci si mette), però il suo taglio è simpatico e orribilmente maschilista misogino sciovinista al rogo lui e tutti gli uomini del patriarcato!!!!!1111!!!!

non si sevizia un paperino

collodipapero

Ultimamente m’è presa un po’ di pigrizia. Anzi, a dire il vero m’è presa un po’ di quella sensazione di noia mista a inquietudine che i colti chiamerebbero uggia e che io, in più prosaicamente, tendo a chiamare pesantezza di culo. Dev’essere che mi sono un po’ rotto le palle del continuo polarizzare verso gli estremi qualsiasi discussione, sia che si parli di temi complessi come l’immigrazione, sia che si parli di temi etici, sia che si parli di puttanate come l’ananas sulla pizza o la pubblcità dei Buondì, dimenticando il fatto che – di base – con la propria opinione (soprattutto espressa online, e in particolar modo su Facebook) ci si potrebbe anche pulire il culo, e il fatto di ritrovarselo più merdoso di prima dovrebbe dare la misura dell’utilità dell’opinione stessa, e nel dire tutto questo mi riferisco ovviamente anche alla mia, di opinione.

Ma ogni tanto…

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3 pensieri su “Un posto in prima fila.

  1. Ricordo credo negli anni 90 una propaganda elettorale in cui la Bonino nel chiedere il voto si definiva con uno slogan “l’uomo migliore”! Ora le donne in quanto donne devono ottenere tutele e diritti in ogni ambito della società, che è effettivamente ” patriarcale”! Ma quando sovrappongono o sostituiscono o rinunciano alla propria femminilità non riescono ad avere una vera uguaglianza e una condanna totale delle violenze o discriminazioni da parte di tutta la società che anche a causa di un femminismo estremo rimane prevalentemente patriarcale e giudicava, sbagliando, attraverso preconcetti e stereotipi.

    • Hm, non sono sicuro di aver capito completamente in che direzione va il tuo commento, ma giusto per dimostrarti che se serve riesco a non essere d’accordo nemmeno con me stesso ti dico che non capisco perché il successo delle campagne femministe a favore della parità di genere dovrebbe essere subordinata al mantenimento di una non meglio specificata ‘femminilità’ (che poi in cosa consisterebbe? depilarsi le ascelle?).
      Per me il problema resta solo ed esclusivamente formale: per quanto corrette possano essere le battaglie, perderanno ogni valore nell’esatto istante in cui saranno condotte con argomenti che non sono argomenti o sono argomenti a-priori.

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