Un libro sopravvalutato

In attesa di pensare a cose impossibili ho riscoperto questo blog, e in particolare questo articolo.
Io sono un testardaccio, e se Paolo Zardi (l’autore, ovviamente) è riuscito a farmi cambiare idea su “La fattoria degli animali” così, nello spazio di un articolo, beh, ho trovato un’altra voce che merita finalmente tutta la mia attenzione.
Seguitelo: secondo me si merita anche la vostra (e quella dei vostri amici, familiari, parenti… fate condurre un palinsesto televisivo a quest’uomo!)

Grafemi

Credo che più o meno tutti, ogni tanto, si divertano a stilare classifiche in cui raccogliere i film più sopravvalutati, le donne più sottovalutate, le città inspiegabilmente più famose, e via dicendo. E’ un piccolo gioco in cui ci si diverte a provocare colpendo quelli che per molti sono i mostri sacri. Io, talvolta, lo faccio con i libri. Mi piace, ad esempio, ribadire in ogni occasione che “Norwegian wood” di Murakami è un romanzo inutile – potrebbe ridursi a dieci pagine o contenerne mille, e non cambierebbe nulla; oppure sottolineare che Don De Lillo, che pure avrebbe tutti i requisti per essere amato da un lettore come me, è un autore privo di un vero talento o che, quanto meno, gli manca completamente la dimensione dell’ironia, colonna portante del romanzo occidentale. Non me la prendo mai con gli autori poco noti che non mi hanno convinto, perché attaccare uno…

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Facebook e (o “è”) una idea stupida

Ancora il Guardian, ancora contro i colossi di internet.

https://www.theguardian.com/technology/2017/sep/19/facebooks-war-on-free-will

L’articolo è lunghissimo, verbosetto e dispersivo (ho saltato in blocco la parte in cui tratta gli algoritmi, per eccesso di noia).

Però mi ha colpito l’attribuzione a Zuckerberg di una idea di ‘unificazione’ delle diverse personalità di ognuno di noi.
Diciamo quindi un appiattimento dei pubblici a cui ci rivolgiamo, secondo una idea di trasparenza personale totale.

Ecco questa idea è di una stupidità leggendaria.
Ci vada Zuckerberg in infradito al proprio esame di laurea. O in completo e cravatta a una grigliata con gli amici – amici con cui farà battute volgari come se fosse in spogliatoio, anche se li ha appena conosciuti.

Ogni persona è complessa e meravigliosa perché ha decine di ‘maschere’ (questa è l’etimologia della parola ‘persona’) diverse, che le permettono di interagire in altrettante situazioni diverse.
Io non parlo alla mia morosa come parlo al mio capo, e il mio capo non è mio nonno, e mio nonno non è il mio migliore amico.

Ne parlavo qualche anno fa, con una amica con molta più testa di me.
Parlavamo di ‘panopticon’: accorpare tutti i pubblici di una persona significa metterla in un ‘anopticon’, alla berlina, costantemente giudicata da pubblici impietosi per azioni che sarebbero dovute restare circoscritte ai gruppi specifici a cui erano rivolte.

Per favore, qualcuno dica a Zuckerberg che ci sta infilando in gola una idea cretina come poche.

 

 

Manifesto politico (e promemoria)

…programmatico

Blatero sull’onda di Zizek e simili relitti vetero-comunisti-duri-e-puri di cui nemmeno io sento la mancanza, che il neo-liberismo è IL MALE del nostro tempo.
A dirla tutta anche i vetero-comunisti-eccetera stanno abbastanza in alto nella mia classifica dei mali irrisolti, ma tralasciamo.

Già una volta il Guardian si è avventurato su idee molto progressiste, ma oggi ha superato se stesso, con una idea geniale, e per me perfettamente condivisibile:
https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/aug/30/nationalise-google-facebook-amazon-data-monopoly-platform-public-interest

Condividetela se volete salvare i cuccioli di foca e la foresta Amazzonica (e quel giovane ricercatore precario di 35 anni, e quel giovane esubero di 55).
Lo Stato Neo-Liberista è una cozzata gigante, non è vero che fa bene, anzi.
Lo Stato deve provvedere alla previdenza sociale e al benessere dei cittadini, ad esempio salvaguardandoli dagli interessi delle multinazionali strapotenti.

La nazionalizzazione di certe multinazionali sarebbe puro sollievo.

Soli, contro tutti

Oramai lo chiamerò ‘amico’, anche se, come già detto, sui social siamo e restiamo tutti sconosciuti gli uni per gli altri.

Dicevo, un amico ha scritto che “ognuno legge gli opinionisti che si merita” e, beh, io Sofri proprio non penso di meritarmelo (e sono molto felice che questa frase abbia ampi spazi di ambiguità che NON risolverò).

Sofri scrive un riepilogo simpaticamente banalotto sull’antica diatriba tra progressisti e reazionari:
http://www.wittgenstein.it/2017/08/31/cosa-vogliamo/

I primi, progressisti, pensano che l’umanità stia tutto sommato evolvendosi (in senso culturale e intellettivo). Le divisioni sono ostacoli sul percorso verso un futuro luminoso.
I secondi (reazionari) sono invece convinti che l’apice sia già stato scollinato, in una ipotetica ‘Età dell’Oro’, da cui l’umanità odierna non fa altro che allontanarsi. Le divisioni sono quello che mantiene l’identità, e ci difende dal buio incombente.

Il fatto che le tavolette di Ur riportino, identici identici, i nostri stessi discorsi da bar, ma pronunciati 5000 anni fa, non rende vero nessuno dei due assunti, ma personalmente sono contento di infilarmi tra i progressisti.
Chi dice “non ci sono più le mezze stagioni di una volta” mi stufa presto per l’ovvietà, e se il dentista mi fa l’anestesia, per me è un segno quasi divino che il mondo è un posto migliore che nel Medioevo.

Questa divisione è la radice di ogni ramificazione politica.
Ogni istanza politica può essere fatta risalire a questa dicotomia (magari a spintoni, se non ci risale agilmente da sola).

Quindi, perché vi sottopongo questo articolo di chi è più famoso di me?
Perché, a leggere bene tra le righe, mi sembra si capisca bene che Sofri abbia il mio stesso debole per l’ottimismo hippie che, nonostante il presente stia cannibalizzando il genere cyberpunk distopico, le cose stanno comunque migliorando rispetto a quando ci facevamo mangiare dagli orsi delle caverne.
Tutto bene allora, siamo d’accordo, che problema c’è?

E invece il problema c’è, e adesso vi spiego perché gente come me finisce ideologicamente sola come un cane.

Perché mi sono rotto il canto delle prese di posizione e delle opinioni fini a se stesse e campate in aria, soprattutto quando ‘criminalizzano’ gli altri implicitamente (o esplicitamente).

Stiamo parlando di assunti di partenza, di ideologie che non possono in nessun modo essere provate, e non c’è nessuna ragione che valga per convincere qualcun altro della giustezza della propria opinione.
Io sono progressista, ma posso capire i reazionari, hanno le loro ragioni e se si ascoltano queste ragioni con un minimo indispensabile di autocritica, non si può negare che siano fondate tanto quanto le mie. Chiaro che alla fine bisogna tirare una linea e scegliere da che parte stare, ma non ne posso più di demonizzazioni gratuite e, anche nel migliore dei casi, autoreferenziali.

Portiamo all’estremo questa mia stupida antipatia per gli arrocchi sulle posizioni: ascolto le sparate dei leghisti, gli slogan dei 5 Stelle (a me sanguinano le orecchie, ma resisto), perché sono ‘stupide’ solo se non do dignità a chi le pronuncia, e togliere dignità alle persone è un gioco che non mi piace e che non porta da nessuna parte.
Le posizioni politiche, così come quelle religiose, sono personali, non provabili e supremamente relative.
Qui sono tutte benvenute, alla faccia dell’opinionista che non merito, e che non riesce a mascherare il disprezzo per l”altro’, diverso da lui.

Due discorsi a parte:
I totalitaristi e gli irriducibili.

Oggi si fa di tutto per polarizzare gli scontri, ma molti che oggi la sinistra bolla come ‘fasci’, alla prova dei fatti sono dei reazionari di destra.
Se uno si lamenta degli sbarchi e delle occupazioni abusive degli appartamenti da parte degli ‘ospiti’ non è un nazi: è uno qualunque, come me e come voi, solo che di destra, e non c’è nulla di male.

I nazi e i fasci, quelli che per me non devono avere diritto di parola, sono quelli che sostengono una idea di stato totalitario (esattamente come fanno certi rappresentanti molto radical chic della sinistra, per cui tutti gli altri sono ‘fascisti’, col risultato che nessuno è più fascista).
Chi usa la violenza per qualsiasi ragione non ha nulla di interessante da dire in una democrazia: non lo voglio intorno e non voglio ascoltarlo.
Sotto questa definizione rientrano anche i miei amici integralisti cattolici. O Musulmani. O Protestanti o Buddhisti: faccio comunque fatica a distinguerli, tanto sono stereotipate le loro opinioni. “Io ho la verità, quindi so cosa è meglio per te”.
No, io so cosa è meglio per me e te lo dico, e se non vuoi ascoltare, ma imporre, finisci dritto nella categoria dei totalitaristi, e quindi avrai lo stesso diritto alla parola e all’ascolto di quello che garantisci tu al tuo prossimo (di cui ti riempi la bocca).
Cioè, zero.

Gli irriducibili sono quelli che invece partono da una spiegazione psicomagica della realtà, e creano una realtà tutta loro.
Sciichimici? Omeopatici? Antivaccinisti? Complottisti?
Nei casi peggiori stiamo praticamente parlando di paranoici che si mettono la carta stagnola in testa: vivono in una realtà diversa e i loro sistemi sono sistemi impermeabili a ogni argomentazione condivisa.
Sono rumore, segni senza significato o corrispondenza con la realtà.
Vorrei ascoltarli e aiutarli a uscire dalla loro bolla, ma questi stanno proprio su un altro pianeta, e anche loro non si meritano di meglio di quello che danno.

Per tutti gli altri… beh, per quanto siano nel torto, o magari si basino su idee e ideologie sbagliate, o che a me non piacciono, restano persone con idee o opinioni che potrebbero anche sorprendermi, quindi sono sempre disponibile.

E adesso avete capito come faccio a farmi disprezzare sia dai coglioni di destra che da quelli di sinistra.
Ergo, devo essere un cazzone, cvd.