Neo Induismo

Raccontino nato dalle foto e l’ispirazione di http://321clic.com/ , che ringrazio tantissimo per la collaborazione e le foto meravigliose!

 

Sheryl camminava a testa alta, tenendo in braccio i libri e confidando negli amuleti della setta, ma in quella zona della città i teppisti avevano spaccato metodicamente le lampadine dei lampioni per anni, e il buio la metteva a disagio, perciò il passo era veloce.
Non voleva fare brutti incontri – e nel buio non avrebbe potuto vederli arrivare.
Era una bella donna, fiera e combattiva, che aveva dovuto crearsi le proprie occasioni in una società in cui, nonostante tutto, la parità dei sessi era ancora un miraggio lontano.
La rabbia, al solo pensiero delle ingiustizie subite e della paura che tutto sommato il buio le ispirava, la spingevano a camminare ancora più veloce, facendo risuonare ancora più forti i tacchi sul cemento.

Nei mesi precedenti la rottura dell’ennesima relazione e i continui litigi sul lavoro l’avevano fatta avvicinare a una delle nuove sette che nascevano ogni momento. I Neo Induisti promettevano una rinascita che avrebbe riavviato il Grande Ciclo della Reincarnazione: la soluzione di tutti i problemi, e il Maestro aveva dato prova di una grande conoscenza dell’esoterismo occulto.
Era stato proprio lui, un uomo inquietante, con i capelli bianchi, sulla settantina, ad avvicinarla dopo qualche settimana da quando aveva iniziato a frequentare il gruppo, ordinandole di recarsi in un luogo particolare, un luogo ricco di “vibrazioni energetiche sopite” per “risvegliare il cambiamento” e sbloccare il Ciclo delle Reincarnazioni.

Il giorno dopo bambina pestifera al supermercato, senza alcuna ragione, le aveva parlato di una vecchia stazione abbandonata della metropolitana, e aveva aggiunto che il buio avrebbe agito da catalizzatore.
“Maestro, siete voi?”, ma la bambina semplicemente corse via a giocare con il carrello della spesa di sua mamma.
Sheryl rimase agghiacciata, davanti al reparto detersivi. Aveva capito bene? O si era immaginata tutto?

La dottrina della setta spiegava chiaramente che il vero cambiamento era sempre preceduto dalla paura e dalla confusione, ma non essere sicura dei propri sensi la scuoteva nel profondo: che controllo aveva sulla propria vita se non poteva nemmeno fidarsi di se stessa?
Pensò di smettere tutto e andarsene, di arrangiarsi con il suo brutto carattere e semplicemente tirare avanti, ma nello stato di confusione in cui si trovava le sembrava che non sarebbe stato possibile, e solo arrivare in fondo al percorso l’avrebbe liberata dal terrore che la attanagliava.

La sera stessa Sheryl raccolse gli amuleti e i libri e chiamò il taxi: la stazione della metropolitana dove doveva recarsi era in una zone pericolosa della città, e il taxi non si sarebbe avvicinato troppo: avrebbe dovuto camminare.

Camminando così veloce, al buio, si trovò all’improvviso in mezzo a un gruppetto di giovinastri.
Per un attimo ebbe l’impressione che fossero sorpresi quanto lei dell’incontro, ma non si fermò per verificarlo e non si guardò indietro: accelerò ancora il passo e strinse forte al petto i libri, e in mano lo spray al peperoncino.

I giovani schiamazzarono seguendola, urlando oscenità ubriache.
Una bottiglia di vetro, lanciata in modo maldestro, le esplose a qualche metro di distanza, ma si costrinse a camminare e a non lasciarsi coinvolgere: piccoli maleducati! Se si fosse fermata li avrebbe rimandati in lacrime ad attaccarsi alle sottane delle loro mamme!
Rimase quindi sorpresa quando uno di loro, dopo che li aveva praticamente seminati, le gridò “Vai, scappa! Non ti fermare: sei sulla strada giusta!”.
Le sembrò di riconoscere il Maestro, e continuò a camminare di buon passo.

Nel buio la strada sembrava non finire più, ma dopo un ultimo corridoio rialzato e un piccolo parco si trovò di fronte l’ingresso della stazione.
Le porte erano chiuse, ma la serratura era sfondata, quindi bastò spingere per ritrovarsi nel grande atrio deserto. Una luce in distanza la attirò verso una lunghissima scala mobile che conduceva nelle viscere della terra.

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Stranamente la scala mobile era funzionante e illuminata, a differenza delle altre aree della stazione.
Sheryl non esitò un secondo e si mise su uno dei gradini, scendendoli per assecondare il movimento della scala.

La discesa fu allucinante.
Il tunnel era tutto uguale, impersonale. Le luci al neon erano fredde e disumane.
In un paio di momenti le sembrò di stare perdendo anche il senso del tempo: si chiese da quanto tempo stava scendendo e se si fosse distratta, o addormentata e quelle scale mobili non fossero un sogno in procinto di diventare un incubo.
Nei momenti in cui la sua mente non riusciva a sopportare la noia della discesa ebbe il tempo di ripensare a tutta la sua vita, come una sgradevole e colpevole successione di errori.

Quando finalmente arrivò al termine della scala mobile si trovò in un ampia sala illuminata, con una banchina affacciata su un binario, e moltissimi corridoi. I corridoi e le gallerie al di fuori della sala erano immersi nell’oscurità, da cui sembrava di sentire premere l’anima stessa della Terra.
Era questo il posto.
Sheryl preparò il Circolo della Rinascita come le era stato insegnato, distribuendo gli oggetti rituali intorno a se, le candele accese a marcare i punti cardinali, i frammenti del suo passato, dei vecchi diari, le chiavi di casa, delle monete, la carta di identità.
Quando tutto fu pronto si inginocchiò al centro del cerchio e si immerse nella meditazione.

Appena chiuse gli occhi la pressione della Terra la aggredì con prepotenza. Un ventre inconcepibilmente vasto premette da tutti i lati contro i confini della sua identità, erodendoli.
Dove si trovava, sottoterra, era come un embrione ancora non sviluppato, ma la sua personalità lottava ferocemente contro questa perdita di identità.
Schiacciata dalla pressione, alle soglie del panico, socchiuse gli occhi per riprendere contatto con la realtà, solo per scoprirsi prigioniera di un corpo instabile.

Il dorso delle sue mani mostrava peli villosi e dita grosse da boscaiolo, subito prima di allungarsi in una mano da pianista e poi di nuovo minuta di bambino.
Le ginocchia sotto di lei divennero grosse e artritiche in un attimo, poi sottili da ragazzina e nodose da scalatore.
Non riusciva più a ritrovare un corpo che corrispondesse alla sua persona, una incarnazione stabile.
Era intrappolata in un ciclo accelerato di trasformazione.

Il barbone che usciva da uno dei tunnel oscuri vide un fagotto di stracci e di forme dimenarsi, al centro di un cerchio composto con vari oggetti di varia natura.
Le passò accanto senza indagare troppo, nonostante le richieste di aiuto che la voce, ora greve e ora squillante, gli rivolgeva.
“Maestro!” gridava. “Maestro! Ti prego!”.

Il barbone andò dritto verso la porta della centralina della stazione, e lì si dimenticò della creatura che si contorceva al centro della sala e diventò un tecnico dei treni metropolitani. Estrasse da una tasca una chiave e aprì la porticina di servizio. Con un gesto sicuro abbassò la leva che bloccò la scala mobile e fece sprofondare tutta la sala e le scale nelle tenebre.

Sherly, o chiunque fosse diventata, fu paralizzata dallo shock e dal terrore di essere immersa nella più completa oscurità.
Non il buio cittadino, rischiarato in distanza dall’inquinamento luminoso o da qualche sparuto lampione. Non l’oscurità dei boschi, dove può filtrare la luce della luna.
L’oscurità delle profondità della Terra. Una Oscurità informe, infinita, che cancellò in un secondo le angosce di Sheryl e di tutti i corpi che si modificavano in lei, sostituendoli solo con la percezione del pericolo. Il panico.

Il terrore che ci potesse essere un pericolo nascosto nella vastità di quelle tenebre la fece raggomitolare in posizione fetale, senza più nessuna mutazione sconnessa. Esisteva un solo pensiero e un solo desiderio: sopravvivere.
Da quel desiderio nacque una azione, che fu l’immobilità e il silenzio. Per non attirare l’attenzione di qualunque cosa si potesse nascondere nel buio.
Sheryl, o qualunque cosa fosse diventata, stette immobile per un tempo lunghissimo, fino a perderne cognizione, finchè il respiro rallentò, e al panico subentrò la consapevolezza di essere ancora viva.

Non sapeva ancora chi fosse diventata, ma era viva.
Se era sopravvissuta all’oscurità allora avrebbe potuto continuare a farlo. Iniziare a farlo meglio.
Ora l’evoluzione aveva una direzione.
Se nell’Oscurità non c’erano dei pericoli nascosti, allora forse poteva essere lei, quel pericolo nascosto.
Quando il Ciclo della Reincarnazione si fosse completato sarebbe stata lei ad incutere il timore che prima aveva subito.

Quando fu il momento, molti battiti di cuore dopo, qualcosa si mosse, senza fare nessun rumore. Raccolse degli oggetti sparpagliati sulle piastrelle della stazione della metropolitana, benchè non ci fosse nessuna luce per vederli, e iniziò una lunga salita sulle scale mobili spente e ferme.

Dalla stazione della metropolitana uscì una ragazza asciutta, ma nessuno se ne accorse, perchè in quel quartiere i vandali avevano spaccato tutte le lampadine dei lampioni, e la ragazza si muoveva in completo silenzio.
La ragazza, Sheryl era il suo nome, non sberciava la propria presenza, non cercava lo scontro, ma sapeva nascondersi e sparire dall’attenzione altrui – e se fosse stato necessario, e si fosse presentata l’occasione, avrebbe colpito dall’ombra.
Non sarebbe mai più tornata agli incontri dei Neo Induisti.

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Qualche tempo dopo, prima che quella notte orribile volgesse al termine, una guardia giurata, che nessuno aveva visto entrare, uscì da una stazione abbandonata della metropolitana, e se ne andò verso una nuova giornata, o forse una nuova vita.