Paura

Pesando le alternative credo dovrei parlare delle paure.
No, anzi, della paura, in generale.
Perché se lo merita, e perché è l’argomento che esaurirebbe il mio mondo.
Per questa ragione non so da dove cominciare; per quello che leggerete non so come procedere.
Non vorrei che mi sfuggisse qualche dettaglio. O un segreto.

Chi non ha mai perduto nulla non può sapere cos’è la paura.
Chi ha perso tutto è un incosciente, perché non si rende conto di cosa gli è rimasto.
La paura è solo per gli sfortunati che hanno perso abbastanza, ma hanno ancora così poco che non potrebbero sopportare di perderlo.

È loro la fame che potrebbe divorare il mondo senza saziarli, così invece conservano poche briciole come fossero reliquie.
Quel poco che hanno, sia vita o siano affetti, è come una candela flebile in una notte senza luna.

Si può diventare ciechi a furia di fissare la fiamma, si può urlare e urlare e ridere e sbavare contro la notte.
Urlare che non si ha paura.

Ma non si può mai, mai dimenticare che, presto o tardi, la luce dell’alba divorerà la candela.

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