Labirinto

Il primo caso si manifestò in una bella mattina di estate, quando l’afa nel locale appiccicava le camicie alle schiene, toglieva il fiato.
Il proprietario se ne stava sulla soglia del retrobottega, con il grembiule sporco e la cicca a penzoloni tra le labbra, a guardare la clientela più malconcia del solito: invece dell’appassionato viavai serale, ai tavoli sedevano solo una manciata di vecchi rugosi.
Lo sbirro di quartiere, al banco, implorò la cameriera di servirgli una birra gelida, per rinfrescarsi prima di ricominciare la ronda.

Il signore distinto che entrò con passo sicuro rallentò fino a fermarsi in mezzo al locale, si scusò per aver sbagliato porta, e riprese l’uscio.
Rientrò prima che la condensa sul bicchiere di birra fosse evaporata, e questa volta se ne accorse solo quando la cameriera gli chiese che cosa volesse da bere.
Si guardò attorno scoraggiato e, pieno di vergogna, ammise che voleva solo andarsene a casa.
Si voltò e uscì. Rientrò dopo una decina di minuti.
Il poliziotto, finita ormai la birra, fece da bravo il suo mestiere, e si alzò per scortare l’onesto cittadino fino a casa.

Tornarono dopo venti minuti, spaesati come prima: avevano svoltato nelle direzioni giuste, avevano seguito le strade che conoscevano come le loro tasche, ma erano tornati lo stesso al Fiasco Bucato.
Il poliziotto non sapeva spiegarselo e blaterava di congiura, e si levava il cappello e si grattava la testa, e si riprometteva per il futuro solo acqua tonica.
Gli occhi nervosi del pover’uomo si erano fatti lucidi e la sua bocca si apriva e chiudeva senza un suono.

Al Fiasco Bucato questo siparietto divenne una barzelletta, ma nei giorni seguenti molti altri soffrirono lo stesso scherzo.
Chi entrava non poteva andarsene.
I ragazzini che entravano per una partita al calcetto facevano meglio a divertirsi, perché non avrebbero rivisto le madri prima di notte fonda; le donne che cercavano un bicchierino nascosto da sguardi indiscreti, gli uomini in cerca di donne o di svago.
Tutti tornavano, e tornavano, e poi rinunciavano ad andarsene per paura di tornare di nuovo.

Per il titolare e i dipendenti le risate si trasformarono presto in meraviglia, poi fu la volta del fastidio, e infine il terrore. Ogni cliente che tornava era il segno che la città si rivoltava contro se stessa come una creatura viva, che le vie cambiavano disposizione per torturare chi si perdeva. Oppure che le menti degli uomini non rispondevano più alle memorie e ai loro desideri, che era un pensiero anche peggiore.
Non era il Male a guidare i passi dei viandanti, e nemmeno una Intelligenza assoluta, ma sicuramente le loro piccole volontà non bastavano a tenerli lontani da lì.

All’ennesimo rientro di una giovane impiegata, che testardamente aveva cercato di andarsene altre sei volte e sei volte si era persa ed era rientrata dalla stessa porta, il barista sentenziò generosamente che la sua birra era la migliore della città e gliene offrì un’altra pinta.
Non era per il barista che la ragazza tornava.
Non era per la birra.

Annunci

7 thoughts on “Labirinto

  1. a me piace.
    se posso permettermi, credo possa funzionare meglio tagliando il primo pezzo, partendo da “il primo caso…”. la sigaretta e il divieto di fumo poco hanno a che fare con il resto della storia. che il locale è piccolino e sporchetto lo puoi inserire benissimo nella parte successiva.
    il signor ahmed è l’unico, oltre al titolare, a cui dai un nome e a me è venuto spontaneo aspettarmi da lui qualcosa di più. se non gli dai il nome forse la sua piccola parte potrebbe stargli meno stretta, come per l’impiegata finale e gli altri girovaghi nel mezzo.

    • consigli di cui avevo bisogno: avevo pensato a questa cosa dei nomi, ne avevo tolti alcuni, ma quelli erano rimasti, chissà perchè. Idem per la descrizione iniziale: non trovavo la lucidità per fare quello che andava fatto.
      Ora mi pare troppo scarno e svogliato, ma dubito riuscirò a spiegarmi senza perderci più tempo di quello che meriti.
      Grazie per le preziose dritte! 🙂

      • non mi piace che tu abbia cancellato il testo di partenza, volevo rileggerlo oggi, alla luce della tua risposta. però è anche giusto. boh, vedi te.
        adesso leggo la nuova versione.

  2. ok, funziona meglio, ma l’ambiente sporco e rozzo (o perlomeno io me l’ero immaginata così) lo vedo di meno, anche se si capisce. inoltre mi piaceva il contrasto tra la bettola e il nome, il calice.
    hai fatto diventare distinto ahmed, mentre prima non me lo immaginavo molto distinto ma magari avevo letto velocemente io ed ero andata dietro alle immagini evocate da il calice, ma secondo me è ancora sbilanciato: perché entra spaesato? è entrato per sbaglio perché ha preso una porta per l’altra? mi sembra strano, non è un ufficio e dubito che l’esterno sia così tanto anonimo da non notare sia un locale. non può esserci finito a causa del labirinto, perché da come scrivi dopo il labirinto parte da lì. e poi perché il poliziotto, dopo che questo rientra, lo accompagna? lui si volta, rientra dopo dieci minuti e il poliziotto va. non c’è il motivo. forse perché il signore era molto spaventato, forse perché pareva confuso, forse perché diceva cose senza senso sul non trovare la strada, solo che questa parte la salti.

    forse il labirinto non c’entra con il locale, forse è una cosa diffusa, ma non è quello che scrivi “chi entrava non poteva andarsene”. invece il signore distinto entra confuso, come se avesse già affrontato il labirinto prima di entrare. quindi?

    che rompicoglioni che sono, ma credimi che con nessun altro mi permetterei queste osservazioni. si, insomma, è una cosa di cui puoi andare fiero.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...